[REVIEW] The Legend of Zelda: Skyward Sword

Il 25° anniversario di Zelda è ormai bello che concluso ma c’è sempre tempo per parlare di uno Zelda, in questo caso di Skyward Sword. Sotto molti punti di vista è il titolo più innovativo della saga, ma anche il più controverso perchè presenta numerose peculiarità che non lo rendono facilmente accettabile da tutti gli appassionati delle avventure di Link & Co.

Il titolo inizia con  il solito incipit lento tipico degli ultimi capitoli in grafica 3D, della serie e fin qui nulla di nuovo, ma subito possiamo notare due cose piuttosto rilevanti: uno stile grafico realmente ispirato ai pittori Impressionisti quali Monet ed un sistema di controllo totalmente basato sui sensori di movimento ed il Wii Motion Plus (o Wii Remote Plus per chi avesse comprato il gioco in bundle) anche al di fuori del mero controllo della spada. Sullo stile grafico di solito non mi dilungo, perchè ne parlo poco o molto se funzionale o meno alla base del gameplay, ma ci sono un paio di osservazioni obbiettive da tenere in considerazione in questo. Innanzitutto, è personalmente la prima volta che si nota una scelta del genere che è assolutamente stata fatta per comodità degli sviluppatori. L’effetto Impressionista non è in realtà altro che un rendering almeno per quanto riguarda terreni, fondali ed altri oggetti inanimati. Se, infatti, da lontano, può avere quell’effetto di cui parlavamo andando da vicino si può notare come essi siano dello stesso stile di Twilight Princess, solo un pò più colorati, mentre i personaggi, i nemici e gli oggetti di movimenti sono effettivamente gli unici a presentare seriamente il nuovo stile grafico mentre il resto è solo un camuffamento. Il tutto comunque funziona e si capisce che è stato necessario per creare l’immenso mondo di gioco.

Il Wii Motion Plus, dicevamo, è veramente utilizzato in qualsiasi forma possibile. Con la spada, certo, potremmo muovere a piacimento ed in ogni direzione, persino in affondo, cosa inaspettata perchè non si pensava che tale periferica avanzasse anche nella 3a dimensione, ma il suo maggior utilizzo lo si ha con una vasta gamma di oggetti secondari. Senza svelare troppo, posso dirvi che c’è per esempio un oggetto che si chiama Scarabeo Volante che è proprio un bell’esemplare di quella famiglia di insetti, tutto di legno, che noi potremo far volare per tranciare cose o nemici, raccogliere cuori troppo per noi e persino contribuire alla risoluzione di semplici enigmi. Tutto questo controllato con il Motion Plus acquisisce un senso di possedere realmente in mano questo attrezzo che è veramente piacevole. Il problema non sta nella precisione, che è ottima, nè nel ritardo controller/video, che è minimo, ma bensì nella estrema tendenza del puntatore, magari con il Wii Remote Plus nemmeno accade, ad andare troppo spesso fuori linea e dover premere continuamente la freccetta già del D-Pad per riallineare il puntatore al centro dello schermo. Mi è sembrato un effetto fin troppo punitivo per avere solo l’accessorio senza averlo integrato nell’ormai stra-pubblicizzato telecomando integrato. Gli altri elementi di gioco sono più o meno quelli classici di ogni Zelda con, però, delle simpatiche introduzioni. Tutto è più o meno legato sempre ai sensori di movimento, ma a me personalmente è piaciuto soprattutto il fattore di avere due piani esplorativi. Skyloft con tutta la sua esplorazione nel cielo a bordo degli uccellacci, girovagando per isolette ed isolotti alla ricerca di segreti “mandati dal terreno” anche piuttosto utili come delle espansioni per la nostra borsa; ed una priordiale Hyrule, selvaggia, e quindi non liberamente esplorabile, ma con tanto da scoprire e molti posti in cui tornare dopo l’acquisizione di tali oggetti. Una bella dualità che certo amplia la longevità, nonchè la voglia propria di una seconda partita in cui si avrà una bella sfida nel completare il titolo al 100%.

Come sapete, se avete visto la timeline ufficiale che Nintendo ha rilasciato, Skyward Sword va a collocarsi come antefatto di tutti gli accadimenti successivi e durante il gioco quasi tutto trova una risposta e, per fortuna, non tutto è scontato come nelle varie ipotesi dei fan. In pratica la storia è eccellente ed emoziona il giocatore in svariati punti. Non solo, riesce a sorprenderlo con situazioni inaspettate o rivelazioni anche molto importanti per un amante dei giochi di Zelda. A partire dalla personalità della stessa, per concludere con come ci sono finiti gli abitanti di Skyloft su Hyrule il titolo ci regala tante belle emozioni, purtroppo non molto supportate dalla colonna sonora. Sicuramente essa, infatti, rispecchia l’atmosfera generale del gioco, cioè molto pastosa e leggiadra, però non riesce ad essere epica e coinvolgente nei momenti adatti. Si è previlegiato molto la parte emozionale infatti, che però non dà quella sensazione di tensione nei dungeon nè contro i boss del gioco. Da notare solamente la Goddess Song, che si rivela il tema principale del titolo ed è effettivamente una delle migliori canzoni dell’intera saga, e la musica che accompagna lo scontro contro il boss del 4° dungeon, che in effetti è anche il miglior boss. (con ciò intendo dalla migliore intelligenza artificiale). Alla fine The Legend of Zelda: Skyward Sword è un gran bel gioco ma non riesce ad arrivare ai livelli di tutti quelli precedenti, colpa di un’orchestra poco sfruttata nei suoi elementi o raramente, colpa di una difficoltà effettivamente bassa, sicuramente il capitolo più facile della serie con i suoi 6 cuori sin dall’inizio invece che 3 e con degli enigmi che quasi tutti non vi faranno bloccare, è il capitolo ideale per un neofita della saga e dei controlli di movimento. Non lo è per chi gioca un qualsiasi gioco d’avventura pensando alle sfide che andrà ad affrontare.

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