[REVIEW] Sonic Generations

Sonic è la leggendaria e amatissima mascotte di SEGA e Sonic Generations non è altro che un tributo al ventennale della sua nascita. Come poteva questa sfarzosa festa di compleanno deludere le aspettative dei molti fan del porcospino blu? In effetti la prova è stata superata, anche se certi errori marchiani hanno rischiato di stravolgere un, comunque ottimo, risultato. Il titolo si presenta subito con una veste grafica pulita e sgargiante, in cui i tocchi di classe non mancano; in alcuni livelli sono più frequenti, soprattutto nella fantasia dimostrata e nell’uso dei sempre vivacissimi colori, mentre altri stage appaiono più monocordi cromaticamente e meno ispirati artisticamente.

La resa finale è comunque notevole anche se, ve lo assicuriamo, a certe velocità supersoniche farete una grande fatica ad accorgervene. Il comparto sonoro è un mix di motivi orecchiabili ed effetti vari, sempre e comunque divertenti, oltre che efficaci nello svolgere il loro compito. Un’altro dettaglio che emerge fin dalla prima partita è il potenziale del gioco e del suo protagonista. Ci spieghiamo meglio: giocare a tali velocità in livelli enormi e sofisticati non è la stessa cosa che farlo in quelli visti nella preistoria videoludica. Chiunque ammiri il level-design più articolato e riuscito non può che gridare al miracolo in certi frangenti, nei quali, evidentemente, gli sviluppatori hanno utilizzato tutto il genio di cui disponevano. È così che vi ritroverete ad affrontare passaggi molto complessi in poche, semplici ma risolute mosse, godendo non poco e chiedendovi come sia stato possibile escogitare tali peripezie. Di frequente, purtroppo, tali stratosferici passaggi sono seguiti da palesi errori di calcolo, stima delle distanze e della rapidità di Sonic (purtroppo molto superiore alla nostra).

Non sarà infatti raro precipitare in un dirupo subito dopo uno scatto con il turbo, così come bloccarsi in un malefico scalino ripetendo la medesima azione. Tali ingenuità vanno a condizionare l’intera esperienza, rendendola spesso più frustrante che divertente. Fortuna vuole che un modo per superare l’ostacolo ci sia, ma consista semplicemente nel dover imparare, tramite ripetuti tentativi, il level-design di ogni singolo stage, almeno se il nostro obbiettivo è quello di rendere il più fluida possibile la partita. Parlando di fluidità sorge un altro problema, anch’esso vistoso: nei tratti più concitati il frame-rate cala repentinamente, rendendo le manovre meno spettacolari ed emozionanti, soprattutto per gli esteti più esigenti.

La giocabilità del titolo è quindi altalenante, pur riuscendo spesso a divertire e stupire il giocatore. Non va poi dimenticato che ogni livello di Sonic Generations è affrontabile sia in 3D che in 2D, utilizzando rispettivamente il nuovo Sonic parlante ed il classico, piccolo porcospino blu. Queste due versioni dello stesso personaggio si incontrano, finendo per collaborare, grazie al paradosso temporale della trama; essa, pur essendo solamente un pretesto per raddoppiare l’offerta, prevede infatti che l’universo sia stato messo a soqquadro dalle forze oscure di turno. Un altro grande difetto del gioco è la scarsa longevità: i livelli sono 18 in tutto più 6 stage in cui affrontare i Boss. Veramente troppo poco, anche se in difesa del titolo va detto che i collezionisti di contenuti speciali dovranno sudarsi le proprie conquiste. Nel complesso Sonic Generations è sicuramente un buon titolo, in alcuni frangenti ottimo, e di certo capace di soddisfare le aspettative dei molti fan del protagonista. Il problema, viste le qualità innate di Sonic, è che si poteva e doveva fare molto di più: un capolavoro mancato.

Matteo Risaliti

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