Nel panoroma videoludico moderno, i videogiochi free roaming sono diventati ormai una realtà di grande successo. L’offerta proposta dai titoli di questo genere permette al giocatore di immedesimarsi in un mondo parallelo libero, dove l’unico limite è rappresentato solo dalla fantasia. La serie di Grand Theft Auto, già nella scorsa generazione di console, aveva ampiamente dimostrato cosa volesse dire il concetto di “libertà” applicato al mondo dei videogiochi e che tipo di esperienza potesse significare scorazzare liberi per la città di Liberty City (mai tale nome fu così azzeccato), facendo tutto quello che ci passasse per la mente. Il team Rockstar ha spiegato tutto questo a suon di successi e incassi milionari, divulgando il proprio pensiero filosofico meglio di Aristotele o Platone. C’è da dire però che parlare di libertà nei videogiochi, è sempre un po’ azzardato, specie quando ci si accorge che, per quante cose ci siano da fare, alla fine queste ultime si esauriscono. Quali novità avrà allora in serbo per noi Saints Row: The Third? Scopriamolo insieme.
Partiamo da una premessa: il nuovo Saints Row è un gioco dannatamente scorretto. Tutto è volgare, indisciplinato, sporco, il buon senso qui non esiste, è bandito! Il gioco non ammette gente per bene ma solo sadici schizofrenici in grado di digerire ettolitri di violenza sanguinosa e gratuita. Chiarito il concetto, passare a elencare i pregi e i difetti del gioco probabilmente non avrebbe neanche più senso per chi tra di voi cova dentro di sé istinti criminali repressi, in quanto, ovviamente, si sarà già fiondato in negozio a comprare il gioco. Dovendo però essere obiettivi e fornire una luce guida a chi è curioso di conoscere le caratteristiche del gioco, proseguiremo lo stesso con la nostra recensione, consapevoli del forte rischio di poter aumentare il numero di criminali videoludici in giro per il mondo. La trama, vede di nuovo come protagonista i Saints, diventati ormai leader indiscussi della criminalità cittadina e vere e propria celebrità. Purtroppo però, il successo a volte non migliora le cose, anzi, e in questo caso porta la banda a scontrarsi con una potente organizzazione criminale di nome Syndicate, che con un astuto colpo di coda riesce a incastrare i Saints e traslocarli in una simil New York chiamata Steelport. Lo scopo del gioco sarà quello di conquistare questa città e imporre la legge (?) a suon di armi e violenza a gogo. Come avrete capito, la trama di Saints Row: The Third non è certamente il fiore all’occhiello del gioco, ma piuttosto un banale pretesto per mettere a ferro e fuoco ogni cosa che vorremo.
Un editor ci permetterà di creare da zero i personaggi, con tutti i vari attributi, così come quello di costruire una casa o la macchina dei nostri sogni. La varietà è tanta, così come le cose che potremo fare durante il gioco, ma a parte le missioni principali, che in sé non sono così entusiasmanti, la generosità free roaming del titolo in questione viene fuori attraverso le divertenti missioni secondarie. In realtà si tratterà semplicemente di operare senza cervello, utilizzando qualsiasi arma e mezzo senza particolari possibilità di variazioni nel gameplay. Uccidere, rubare, sparare, saltare, correre, pur essendo i soliti cliché del genere, nel nuovo Saints Row appaiono più spettacolari che in altri giochi simili, anche grazie al buon lavoro svolto dal motore grafico. Quest’ultimo non meraviglia per dettagli grafici, anzi, il più delle volte mostra debolezze tecniche come fastidiosi effetti pop up (ma chi non ce li ha in fondo?) e texture poco curate, ma nel complesso risulta discreto se messo a confronto con la mole della città. La colonna sonora è discreta, con brani che spaziano dall’hip pop ai classici degli anni ’80, anche se nulla di particolarmente eccezionale. Il sistema radio ripreso da GTA, però, non cattura il giocatore come nel capolavoro Rockstar, giacché il ritmo frenetico di gioco riserverà poco tempo all’ascolto delle canzoni.
La longevità del gioco, come da copione, è affidata alle numerose side quest, che riescono a sopperire alla mancanza d’ispirazione di una trama poco interessante. In particolare, le circa cinquanta missioni principali anche se divertenti, sono offuscate dalle numerose libertà concesse al giocatore, che facilmente tenderà a distrarsi dal filone narrativo principale preferendo fare un po’ di casino in giro per la città.
Grottesco, questo è l’aggettivo per definire Saints Row: The Third. Il gioco THQ non aggiunge nulla di nuovo a quanto già visto in titoli del genere. E nemmeno è privo di difetti. Nonostante questo però appaga, soddisfa il desiderio irrefrenabile di esprimere la propria rabbia, il proprio senso distruttivo e per questo piace pur non eccellendo in nessun campo. Grazie alla grande quantità di missioni e alla piena libertà di gioco, Saints Row The Third: rappresenta un ottimo modo per ingannare il nostro tempo e, soprattutto, per attendere GTA V, titolo che speriamo possa svecchiare un genere ormai privo di vere novità.
Davide Panetta
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