Molti dovranno ringraziare Microsoft per l’uscita di Halo: Combat Evolved Anniversary. Dovranno farlo perché la scelta dell’azienda di Redmond è stata quanto mai saggia, se non generosa, e consapevole dei tempi. Ovviamente non è che nella Silicon Valley siano diventati tutti d’un tratto altruisti e scarsamente interessati al profitto perché, statene certi, quest’ ultimo è il requisito base di tali proposte commerciali. Ma il fatto è che il nuovo-vecchio Halo aiuterà sicuramente molti giocatori, probabilmente i più giovani, a comprendere come sia nato il mito di Master Chief e come siano state gettate le basi di molti FPS contemporanei. Senza dimenticare che il titolo festeggia la sua prima decade di vita, una vera e propria era videoludica. Dal punto di vista grafico è impossibile non rendersi conto della cura che è stata riposta in questa trasposizione fin dal filmato d’esordio e dai primi livelli; non si tratta infatti di HD o 3D, ma quasi di una ricostruzione scenica. Là dove mancava è stato aggiunto e dove non mancava è stato nettamente migliorato. Cosa molto facile di cui rendersi conto, in quanto con la pressione del tasto back il comparto tecnico tornerà alla forma originale. All’epoca quest’ultimo fu onorato come meritava e anche oggi per i più esperti è facile capirne il perché. Sinceramente considero superiore tale applicazione rispetto a quella mostrata in Halo: Reach, gioco sottotono tecnicamente rispetto alla diretta concorrenza. Halo: Reach che è presente con parte del suo multiplayer, aggiunto forse per la paura di sfornare un titolo eccessivamente datato e dalla poca attrattiva. La modalità Online è sicuramente uno dei punti di forza del gioco e non tanto per il su citato “aiuto” di Reach; Halo ha sempre raccolto consensi e attratto giocatori grazie ad essa, la quale ancora una volta non si smentisce. Oltre alla “sparatoria” che includerà fino a 16 utenti avremo quindi i classici “deathmatch” e “cattura la bandiera” tanto cari alla saga. Purtroppo, pur distinguendosi per la loro qualità intrinseca, tali modalità soffrono il confronto con Reach, causa la sua maggiore completezza. Avremo quindi la fastidiosa sensazione di aver acquistato un costoso DLC nel caso in cui fossimo poco interessati alla “rivisitazione storica”.
Le limitazioni della datazione e della scarsità di novità alla resa dei conti emergono un po’ nella campagna soprattutto per la sua eccessiva linearità, sicuramente meglio sopportata dieci anni fa rispetto ad oggi. Il gameplay si dimostra però solido e, al tempo stesso, snello come un tempo, efficace e quadrato, sicuramente la forza del single player insieme al comparto audio. Questo merita una menzione a parte in quanto capace, almeno per il sottoscritto, di emozionare e trasportare come pochi altri hanno mai fatto. Le musiche sono sempre epiche ed evocative, incalzanti nel loro incedere prepotente. In conclusione è lecito quindi omaggiare l’opera con il voto che vedete sotto, in quanto ancora capace di divertire ed affascinare, avendo anche un po’ la pretesa di insegnare la storia a tanti arroganti rivali contemporanei. Bentornato Master!