Certe domande non andrebbero fatte. Non dovrebbero neanche essere pensate. Per esempio: e se il mare evaporasse? E se arrivassero gli alieni? E se qualcuno vestisse un Pumba-abito (un po’ come lo scarafaggio troppo cresciuto di MIB)? Poi ci sono domande che si pongono a posteriori. Ovvero, ti ritrovi un oggetto in mano e alla mente affiora una domanda per cui quell’oggetto potrebbe essere la risposta. È un po’ il caso di Disney Universe che risponde ampiamente alla domanda: e se alla Disney decidessero di darsi al party game cercando di fare le scarpe ai conigli Ubisoft? Non siamo di fronte all’irriverenza imbarazzante delle creature aliene di Rayman, ma Disney Universe ha in sé quanto meno la scintilla della follia pura… qualcosa che non dispiace mai se ben gestita. E che qualcuno abbia preso il tè una volta di troppo con il Cappellaio Matto lo capiamo da subito (tra l’altro nel gioco è possibile giocare vestendo letteralmente i panni di quest’ultimo oltre che quelli di Alice e dello Stregatto della versione dark e cattiva del classico di Carroll firmata da Tim Burton). I livelli di gioco si strutturano come platform 3D con un obiettivo principale da realizzare per superare il quadro e diversi obiettivi secondari e oggetti da collezionare.
L’avventura confezionata da Disney si articola su diversi mondi, ognuno ispirato a un’opera diversa, in cui vengono inseriti tutti i riferimenti del caso necessari a far scattare il gioco del “Te lo ricordi quello?” ma stravolti abbastanza da farci dubitare, a volte, di avere per le mani un prodotto supervisionato dal colosso dell’animazione per famiglie. La cosa più divertente che mi sia capitata di vedere? Nel primo mondo, ispirato ai Pirati dei Caraibi, troviamo asinelli e maiali (e se avete visto i film sapete che entrambi gli animali sono presenti) ma se l’asinello si limiterà a portarvi a spasso facendovi sentire un po’ Don Chisciotte, sempre che non decida di piantarsi e stamparvi gli zoccoli in fronte, il maialino si rivelerà un’arma chimica molto utile oltre che una comoda alternativa alle passeggiate a piedi. La dinamica di base del gioco è quella classica e, come già detto, si basa su un obiettivo principale (l’uscita) e altri obiettivi bonus secondari ma l’aspetto forse più divertente sta nel fatto che, per una volta, Disney mette da parte il buonismo e gioca, e si diverte parecchio anche, con la dicotomia buono-cattivo mettendo i giocatori nelle condizioni di aiutarsi vicendevolmente o infastidirsi: è quindi possibile prendere in braccio un compagno, con gesto cavalleresco, per trasportarlo da un punto all’altro ma è anche possibile farlo roteare, come in un match di wrestling estremo, per poi usarlo come arma da lancio e se la cooperazione si rivelerà importante per proseguire è vero anche che non ci saranno potenziamenti per tutti e che varrà la legge del più forte, o del più veloce.
Due parole vanno sicuramente spese per i personaggi, altro elemento su cui Disney punta: anziché giocare direttamente con i personaggi originali dei lungometraggi animati, esistono pupazzetti dalle fattezze appena accennate cui cambiare di volta in volta abito per passare da Il Re Leone a Tron, da Aladdin a Wall-E a seconda del vostro gusto personale. Ho trovato decisamente divertente la progressione delle armi. Prendiamo per esempio il personaggio di Jasmine, la dolce principessa di Aladdin: a inizio gioco la sua arma di ordinanza è una mazza che è una versione allungata della lampada del Genio ma, nel proseguo del gioco potrà arrivare a menare fendenti micidiali con una Rajah-mazza divertentissima. E questa è solo una delle piccole follie e dei divertenti nonsense di cui il gioco pullula letteralmente. Non manca neanche un simpatico richiamo ai giocatori hard-core. Nei livelli infatti sono presenti macchine arcade che danno vita a giochini simpatici all’interno stesso del livello, in una sorta di sala ologrammi improvvisata.
In buona sostanza in Disney Universe c’è tutto quello che vi serve per divertirvi in gruppo ( il gioco in solitaria non esprime nulla del suo potenziale) per ore. Picchiandovi allegramente. Vestiti da Mike Wazosky…
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