Con BlazBlue: Calamity Trigger Arc System ritorna alle sue origini, accantona il sipario action-adventure del mediocre spinoff “Overture”, e ci regala un sequel spirituale degno dello stoico Guilty Gear.
Archiviati definitivamente i dubbi sorti sulla cosmesi grafica a due dimensioni piuttosto classica, quel che ci si ritrova subito tra le mani è un signor picchiaduro, confezionato con i tutti i crismi del caso. Grazie al sistema di controllo messo su dalla talentuosa azienda di Yokohama, anche i meno avvezzi al genere non faticheranno a trarne le giuste soddisfazioni. Aggiungete una realizzazione tecnica decisamente sopra le righe, lo stato dell’arte nel campo dello scrolling bidimensionale, ed ecco che BlazBlue: CT si palesa in tutta la sua magnificenza con grande stile e spettacolari effetti speciali.
Un lavoro dagli imponenti tratti somatici, che però difficilmente riuscirà ad acquietare gli echi d’alcune supposte lacune come l’agognata terza dimensione. Non sono mancati provvidenziali accorgimenti in occasione dell’edizione per home-console, che potrà contare su di una solida modalità online ed un longevo story mode: entrambi pieni di rimandi visivi e sonori alle ultime bibbie dell’animazione nipponica, una su tutti: Death Note di Tsugumi Ohba.
BlazBlue, pur non essendo un titolo perfetto nel suo genere, ci va terribilmente vicino, tanto che gli unici difetti degni di nota troveranno posto sulle dita d’una sola mano: la chiacchierata penuria di personaggi selezionabili (“solo” una dozzina, un numero piuttosto esiguo rispetto agli standard attuali); l’assenza di un editor per i personaggi (Soul Calibur IV docet); la flebile presenza di elementi RPG all’interno dello Story Mode. Tra queste, sarà proprio la campagna single-player a vestire gli scomodi panni della delusione più amara: un vero peccato, perché se non fosse per le inadeguate immagini statiche e le antiquate righe di testo utili a scandire i tronconi che compongono l’intera narrazione, il tutto si sarebbe probabilmente tradotto in una variazione sul tema di tutt’altra caratura. Così com’è, invece, si rivela un diversivo buono ad intrattenervi solo per qualche partita sporadica, tra un “arcade mode” e l’altro…
Tirando le somme, appare piuttosto chiaro come alla Arc System si siano focalizzati con dedizione sugli hardware casalinghi adottati, assicurando quindi una conversione del cabinato arcade fedele e, quando possibile, addirittura migliore. Tutto questo, però, a discapito delle features esclusive per console… Un compromesso a nostro dire comprensibile, che finisce poi per esaltarne gli indiscutibili meriti. Lode al parallasse bidimensionale di Blazblue, quindi, e lode alla sua immaginifica colonna sonora: Arcsystem non solo debutta a denti stretti tra una concorrenza spietata, ma riesce addirittura ad imporsi con un picchiaduro 2D nell’epoca del cinema tridimensionale, contro ogni plausibile previsione. Lo fa con un sistema di controllo a quattro tasti, in un’era di sensori di movimento ed alienanti tappetini elettronici per il fitness. E lo fa munita d’uno stile e d’una classe che, ci auguriamo, riporterà in auge la vecchia scuola dei picchiaduro in un momento in cui la crisi del genere inizia ad avere un peso non da poco.
Voto: 9/10
Valerio Pastore