Marzo e Febbraio, per il popolo videoludico, sono in genere due mesi piuttosto caldi. Non nel senso che si vedono in giro tavole da surf, gente abbronzata e bottiglie di thé freddo grondanti di goccioline d’acqua dominare i tavoli dei bar, ma nel senso che facendo visita in un negozio di videogiochi in quel periodo (prima di uscire ricordate sempre sciarpa e cappotto, non si sa mai vi foste immersi troppo in questa introduzione), è possibile imbattersi in quelli che in genere vengono definiti i “titoloni”. Proprio in questo arco di tempo e più precisamente il prossimo 2 febbraio 2012, sarà disponibile finalmente uno di questi “big” dell’intrattenimento ludico, il tanto atteso Soul Calibur 5, ultima incarnazione della famosa serie di picchiaduro made in Namco. Tre anni fa, in molti criticarono il quarto capitolo caliburiano, complice la mancanza nel gioco di quelle innovazioni che in tanti attendevano e soprattutto di una modalità online non propria degna di questo nome e affetta da gravi problemi di lag. In realtà, Soul Calibur V, più che un titolo rivoluzionario, si presenta come un prodotto finalmente completo e perfezionato sotto ogni punto di vista. Partiamo dal cuore pulsante del gioco, la modalità arcade, che ci permetterà di scegliere una numero molto alto di personaggi, tra cui il grande Ezio Auditore. Proprio il famoso assassino italiano, grazie al suo incredibile fascino e carisma, è riuscito a toglierci dall’imbarazzo della scelta, e così, una volta averlo selezionato, ci siamo imbattuti in una bella carrellata di sfide che ci hanno fatto capire pregi (tanti) e difetti (difetti) della nuova fatica del team Project Soul. Il controllo del personaggio ci è parso pressoché perfetto, semplice, immediato, intuitivo. Ezio si muove all’interno delle arene con una disinvoltura incredibile, dando sfoggio di gran parte delle mosse devastanti e veloci viste nella saga Ubisoft e non soffrendo mai il confronto con i vari lottatori con cui ci siamo imbattuti durante la sezione di gioco. Gli sviluppatori sono riusciti a rendere giustizia a l’ospite di questo capitolo in maniera eccezionale, senza perdere per strada le sue celeberrime capacità combattive. Parlando degli incontri, essi godranno dell’introduzione di due attacchi speciali: le Critical Edge e le Brave Edge.
Attivabili entrambi dopo aver caricato un’apposita barra a suon di mazzate, le prime sono delle mosse spettacolari che prosciugheranno la barra di energia del vostro avversario con una combo devastante, mentre le seconde una sorta di versione potenziata e spettacolare degli attacchi speciali. Inutile dire che per riuscire a innescare tale azioni bisognerà non solo premere i tasti giusti, ma anche avere una certa dose di tempismo. Anche gli altri protagonisti del gioco godono di una caratterizzazione davvero notevole e, pur se molti volti nuovi assomigliano un po’ troppo a vecchie conoscenze, in Soul Calibur V appaiono molto più forti di questi ultimi. Prendere confidenza con ognuno dei combattenti è veramente semplice, già a partire dal primissimo utilizzo, tant’è che riuscire ad avere la meglio in una sfida non risulta mai un’impresa impossibile. Questo, purtroppo, se da una parte permette al giocatore meno esperto di non scaraventare a terra il joypad dalla rabbia, dall’altra non si tratta certo di una manna dal cielo per i veterani della saga, che forse, non gradiranno certo questa eccessiva facilità e la probabilità di perdere contro un professionista smanettone.Questo presunto difetto, è in realtà irrilevante, in quanto la serie di Soul Calibur non si è mai rivolta direttamente ad un pubblico tecnico come quello di Street Fighter o del cugino Tekken, ma piuttosto ad una fetta di utenza molto più ampia e in grado di fruire il prodotto senza imbattersi per forza in lunghe e noiose sessioni di pratica. Proprio per questo, ci pare più facile giustificare la scelta di Namco e addirittura fare i complimenti per la grande capacità di coinvolgimento offerta dal suo titolo. Sul versante grafico spendiamo giusto una parola: eccezionale. Con Soul Calibur V i picchia duro giungono probabilmente alla perfezione in questa generazione. Il dettaglio delle texture è impressionante, così pulito e definito da risultare quasi strano che tanta meraviglia possa girare (alla costante velocità di 60 frame al secondo) su console. Davvero c’è poco da dire, perché descrivere a parole il lavoro svolto da Project Soul non riuscirebbe mai a rendere il senso, ma in fondo basta guardare le immagini per farsene un’idea. Come avrete notato non abbiamo menzionato nulla sulla modalità online, che per ovvie ragioni non potremo testare prima dell’uscita del gioco. Vi raccomandiamo perciò di seguirci e attendere la futura recensione per conoscere ogni dettaglio anche su questo aspetto.
Insomma, poca importa se in questa generazione video ludica i picchiaduro non abbiano conosciuto quel sapore di innovazione che invece hanno saggiato molti altri generi. Poca importa se sono anni che rigiochiamo ai soliti titoli rinnovati solo nella grafica e pieni zeppi di personaggi selezionabili come mai è successo in tutta la storia del videogioco. E poco importa se Soul Calibur V non rappresenterà una rivoluzione, una novità, una ventata di aria fresca: il famoso beat’em up di Namco ci ha convinto molto e promette di essere quel titolo eccezionale in grado di ridare un po’ di smalto a questa bellissima saga.
Davide Panetta
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