Il rapporto dell’amministrazione Obama con il mondo dei videogiochi è stato nel corso degli anni sufficientemente complesso da somigliare a una specie di reciproco corteggiamento. Dopo un inizio quanto mai goffo, in cui il futuro Presidente degli Stati Uniti chiedeva ai ragazzini di “mettere da parte i Game Boy” (dimostrando tra l’altro una scarsa conoscenza del target in questione, considerando che il DS era già arrivato sul mercato da un pezzo), si è passati a un lento avvicinamento, fino ad arrivare alla completa capitolazione e all’amore, con Obama raffigurato sui cartelloni pubblicitari all’interno degli scenari digitali dell’advertising in-game, ultima frontiera di una campagna elettorale che ha saputo declinare e dispiegare tutte le nuove forme di comunicazione presenti sulla piazza virtuale, dai social network fino ai prodotti interattivi.
Oggi, l’amministrazione Obama sancisce definitivamente il suo matrimonio con i videogame, sondando assieme al CEO di Microsoft Steve Ballmer l’opportunità di lavorare a un videogioco che simuli nientemeno che la gestione del bilancio degli Stati Uniti. Naturalmente, al momento si parla solo di un’idea, e non dovrebbe esserci ancora niente di certo sul piatto. Tuttavia, anche la sola possibilità di creare un prodotto del genere apre simbolicamente ai videogame la strada a scenari interessanti, non tanto sul piano del linguaggio o del gameplay (perché diciamolo, dopo aver gestito città, imperi, e persino interi pianeti, gli Stati Uniti non rappresentano sulla carta una sfida così ostica per i giocatori avvezzi ai titoli manageriali o gestionali), quanto piuttosto su quello della legittimazione “politica”. Che il futuro delle amministrazioni pubbliche sia nei videogiochi? Staremo a vedere. Quello che conta, però, è che non si perda di vista il divertimento.