Dopo lo scandalo Team Bondi, sono seguite a ruota denunce di vario tipo su reali e presunte forme di sfruttamento all’interno dell’industria dell’intrattenimento elettronico; quella di Glenn Watson, programmatore per lo studio principale di Gameloft in Auckland, è tra quelle che maggiormente attirò al tempo l’attenzione dei media, grazie a una serie di analogie con il blasonato caso che portò alla chiusura degli uffici in cui vide la luce L.A. Noire.
Durante il mese di Luglio 2011, infatti, Watson parlò agli inquirenti di giornata lavorative da 17 ore, sette giorni su sette alla settimana, in piena violazione del “Health and Safety in Employement Act” Neozelandese (2002). Epilogo però decisamente diverso rispetto al precedente segnato dall’ex team di Mc Namara, con il “New Zeland Labour Department” che dichiara chiuse le investigazioni in seguito al rilevamento di nessun riscontro sui turni di lavoro massacranti denunciati, o violazioni delle leggi sulla salute e la sicurezza sul posto di lavoro.
Insomma, nessuna azione legale nei confronti di Gameloft, ora libera di tirare un sospiro di sollievo, con una controversia che sembra quasi puzzare di una vera e propria “caccia alle streghe”…
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