L’Italia fa i conti col videogioco

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Venerdì 22 gennaio, nella splendida cornice di Palazzo Chigi, si è svolto il decisivo e atteso Primo Rapporto sull’Industria italiana dei Videogiochi: Struttura e Prospettive per lo Sviluppo.

L’evento è stato patrocinato dal Ministro della Gioventù Giorgia Meloni e da Assoknowledge, braccio di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici , nella persona del Presidente Laura Deitinger. La conferenza segna un passaggio a dir poco storico per quel che riguarda il cammino dell’industria videoludica nel nostro paese, perché per la prima volta le istituzioni hanno mostrato interesse verso un settore che troppo spesso è stato relegato ai gradini più bassi sia a livello produttivo che informativo.

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Ad intervenire alla conferenza c’era quella che potremmo definire una task force dell’industria del videogioco, da Raoul Carbone, Presidente di Filiera del gruppo Produttori italiani di videogiochi a Paola Frignani, account manager di Milestone; infine a moderare il dibattito c’era il sempre brillante Roberto Genovesi, direttore artistico di Cartoons on the Bay, nonché attento osservatore del mondo dell’intrattenimento a 360°.

Durante l’incontro è stato enunciato il rapporto sull’industria italiana del videogioco, redatto da AIOMI, che ha rivelato un’enorme discrepanza tra la situazione del mezzo in Italia e nel resto del mondo. Se negli altri Paesi i videogiochi sviluppano un fatturato di 60 miliardi di dollari, superando nell’ultimo anno cinema e musica, in Italia il ricavato si ferma a trenta milioni di euro, mettendo in luce una sconcertante empasse.

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Il problema italiano, come ha rilevato Raoul Carbone, deriva sostanzialmente da una valutazione carente e pregiudiziale del videogioco, che viene visto come un prodotto per l’intrattenimento di basso spessore culturale e conoscitivo, quando non addirittura demonizzato dalla frangia più disinformata della stampa generalista. In realtà, è sotto gli occhi di tutti l’avanzamento tecnologico e contenutistico che si è avuto negli ultimi anni, con eccellenti produzioni anche da parte degli sviluppatori italiani.

Per questi motivi, anche Laura Deitinger ha sottolineato come l’Industria italiana debba operare affinché tutti coloro che vogliono entrare nell’industria videoludica abbiano a disposizione più fondi e riconoscibilità istituzionale, come già avviene per esempio con il cinema. Non operare con intelligenza e lungimiranza in questo settore significherebbe perdere un’importante occasione, sia da un punto di vista dello sviluppo industriale che da quello culturale, come ha suggerito l’intervento di Paola Frignani della Milestone.

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A sigillare e rendere memorabile questo Primo Rapporto sull’Industria Italiana dei Videogiochi, è stato l’intervento del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, che ha sancito lo sdoganamento del mezzo identificandolo non più come un semplice svago, ma uno strumento con una sua valenza educativa per i giovani e non solo. Citando la serie strategica Age of Empires, il Ministro ha persino auspicato la realizzazione di un videogioco che ripercorra le tappe salienti dell’Unità d’Italia.

L’incontro ha sancito il definitivo ingresso del videogioco all’interno delle istituzioni italiane, un passo fondamentale che sicuramente porterà i suoi frutti in termini di crescita industriale. Un’opportunità necessaria da cogliere non solo per chi opera già nell’industria videoludica, ma anche per la produzione italiana tutta.


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2 Commenti to “L’Italia fa i conti col videogioco”

  1. Black75 scrive:

    Finalmente!!!!

  2. gaia scrive:

    sono molto contenta di questa scelta, il mondo dei videogiochi non è solo quello degli “sparatutto”, molti giochi sono interessanti, sviluppano la fantasia e,oltre ad essere rilassanti, sono istruttivi. 

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