Beh, mentre si scivola giù in un brulicante calvario composto da dentisti, ricostruzioni, treni, anestesie, visite a parenti, mail e (dulcis in fundo) scioperi di tutti i trasporti pubblici che il divino donò alla terra, il tempo per pensare con fulgida riflessione scarseggia, così come quello per aprire la bocca e respirare… Così, accade un qualcosa che sa di magico, proprio come la salsa bacon del McDonald: ogni minuto è amplificato dall’uso della materia grigia, che dà il meglio di se cercando al contempo di non fare la frittata (cervellotica…). E sebbene si parte sempre da un pensier sì semplice e contenuto, come “Mass Effect 3 spazzerà via ogni cosa questa primavera”, si finisce sempre con lo slanciarsi in voli pindarici da emicrania congenita, per il solo vizio (e pregio) di amare senza freni la spremuta di neuroni…
Certo, non è tutto oro quello che luccica quindi sorvolerò sul ponderare un evento quicktime per le otturazioni (nell’ambito di un appassionante simulazione dentistica), e tenterò di raggiungere con fare conciso il punto di una ghirlanda spinosa di osservazioni e riflessioni, maturate nell’arco di due giorni e nel mentre di eventi tutt’altro che attinenti… Ciò su cui m’interrogavo, miei cari, è infine anche piuttosto semplice: quanti titoli avrò giocato nel corso della mia esistenza che possa definire delle vere e proprie esperienze atte a formare il mio “Io” nel tempo, e a quante invece è stata relegata la sola funzione di “semplice” divertimento? Beh, non c’è bisogno di soffermarsi chissà per quante ore davanti al pallottiere, no davvero: il gioco che si eleva a esperienza di vita, trascendendo le sue materiali origini, è un eccezione non di certo la regola… La manifestazione stessa di un estro creativo che valica ogni limite impostogli, vistosamente impossibile da imbrigliare o mantenere ancorato su binari prestabiliti. La dichiarazione di Otacon a Sniper Wolf, stesa tra cristalli rossi che s’espandono nella nera notte; la morte di Aeris, cullata a pelo d’acqua da un Cloud che vacilla per la prima volta; Carnaby inspiegabilmente rinchiuso in una soffitta, armato di una sola torcia; la prima notte d’amore dello scapestrato Gabriel Knight; la fragile rincorsa di un evanescente bambina, che inseguiamo tra la fitta nebbia di una collina silente… Ecco che il divertimento passa in secondo piano e il videogioco diventa vera e propria esperienza; esperienza, si, e di vita pure.
Forse, in taluni casi, potremmo addirittura parlare di “vite”; al plurale… Proprio come quelle che ci separano dall’impietosa schermata del Game Over. Rimembro un attimo Eternal Darkness, dove interpretare uno spaurito paggio di Carlo Magno dà una sensazione molto diversa dal controllare un corpulento proprietario delle colonie terriere, mentre la storia lega tutte queste “esperienze” diverse in un unico canovaccio interattivo. Quindi, in ultima analisi, è ancora lei la chiave di lettura dell’evoluzione del medium: la narrazione, in ogni sua forma… Un elemento che unito all’interazione crea una reale parvenza d’esperienza vitae alternativa: più che un buco in cui rifugiarsi, come piace considerarlo agli scandalistici disinformatori di quotidiani e telegiornali, appare ai miei occhi come un evoluta scala a chiocciola che scorre parallela alla nostra esistenza. Arricchendola, quando possibile, di spunti ed emozioni reali e palpabili proprio come le loro controparti reali: un viaggio lungo un sogno, dove non siamo solo passeggeri di questo treno senza binari, ma anche (quando vogliamo) i suoi macchinisti, i suoi ingegneri, i suoi meccanici. “e”xperience the journey, e allacciate le cinture, quindi, perché il “d”ivertimento è appena iniziato!
Valerio “Revolver” Pastore
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