Duemiladodici ragioni per continuare a giocare…

Quella che ci lasciamo alle spalle, di sicuro è un annata da non dimenticare per il mondo dell’intrattenimento elettronico: è vero, i sequel abbondano sulle verdi valli (mica tanto…) di silicio (o silicone), così come quegli spirtual-sequel che fanno tanto demodè, all’alba del secolo dei Maya. Eppure, da qualche parte, un piccolo pulviscolo d’immaginifica creatività continua a pulsare, facendosi beffi e sberleffi delle magagne passate alla storia come “bug”: ma poveri insetti, poi, quand’è che l’homo sapiens li ha resi infame sinonimo di “defaillance”? Nonostante poi la loro innegabile presenza, a noi rossi e iracondi draghi di Skyrim tutto sembrano furchè scarafaggi, e al nostro primo e timido passo sulle lande innevate di Tamriel la “next-gen” non sembrerà mai così vicina, update obbligatorio o meno… Il sottoscritto, in particolar modo, era presente durante il lungo e travagliato parto creatura digitale marchiata Bethesda, che racchiude e rappresenta meglio di qualsiasi altro titolo l’essenza di un appena conclusosi 2011… sebbene non sia poi l’unica gradita sorpresa di questi movimentati trecentosessantacinque giorni, no davvero!

La Los Angeles a cavallo degli anni cinquanta è la città dei sogni, del brivido, delle passioni; del Noire, appunto. Brendan McNamara e soci ci regalano una perla rara, spesso incompresa, e soprattutto neanche debitamente valorizzata rispetto ai suoi meriti. Eppure, nonostante tutto, la torbida vita di Cole Phelps scorre come un fiume in piena nelle nostre vene, varicose e assetate d’esperienze alternative; vite parallele e amletici dubbi onniscienti con cui confrontarsi… Davvero poche l’esperienze videoludiche in grado di regalarci emozioni simili, e che lo posizionano sul gradino più alto tra i titoli maggiormente coinvolgenti e introspettivi del 2011. Un epico epilogo che trasuda passione da ogni poro, quello di LA Noire; peccato solo che la carriera del Team Bondi sia incappata in una conclusione decisamente inadeguata alle aspettative, chiudendo i suoi pesanti battenti proprio mentre la stampa internazionale applaudiva i deliziosi meriti del suo capolavoro. Questi prodi uomini ci lasciamo comunque un capolavoro che, ne siamo convinti, aprirà nuove e stimolanti strade per l’intrattenimento elettronico, diventando un solido punto di riferimento per i primi passi della prossima generazione.

Tra le vagonate di titoli più o meno validi che hanno segnato queste bellissime quattro stagioni del videogaming, Batman Arkham City è riuscito a dimostrarci come il genere degli spin-off possa svincolarsi dalle sue radici non proprio gloriose, elevando tutto quello che finora ha rappresentato per lo più una limitazione (ovvero dover rispondere a una creazione preesistente, e con dei rigidi connotati da rispettare) in un raggiante strumento in grado di soddisfare ogni fascia d’utenza: AC rappresenta con tutta probabilità non solo il miglior gioco dedito alle gesta oscure dell’uomo pipistrello, ma anche il miglior videogame tratto da un altro medium. Certo, con un immaginario avvolgente come quello partorito da Kane e Finger, la pasta da lievitare al forno è indubbiamente di prima scelta, ma sarebbe cosa insensata e irresponsabile non attribuire i giusti meriti al minuzioso lavoro portato a termine da un’ispiratissima Rocksteady… Oltre al malfamato quartiere da quarantina di Gotham City, è risultato quasi obbligatorio affiancarci a Marcus e compagni nell’epica conclusione dell’epopea firmata Bleszinski; ad Isaac e i sempre più viscidi necromorfi; a Nathan Drake con le sue turbolente scazzottate… nonché le sensuali gesta di Geralt di Rivia e gli iconici fendenti di Shulk. Una vorticosa girandola di pirotecnici frangenti, che hanno innalzato il livello qualitativo della biblioteca 256-bit regalandoci momenti che difficilmente dimenticheremo.

Il 2011 sarà quindi ricordato alla storia come un anno fondamentale per il gaming moderno, riuscendo non solo a regalarci una quantità inaspettata di titoli tripla A, ma dipanando anche la nebbia che rendeva finora sfocati i contorni futuri dell’intrattenimento elettronico, un medium oggigiorno libero da tanti vincoli concettuali, e finalmente dedito a un pubblico adulto. Certo, la strada per la maturità del nostro passatempo è ancora lunga, ma i primi timidi passi intrapresi in tal senso sono oramai sotto gli occhi di tutti. I sensori di movimento adottati oramai da tutte le major hanno mostrato il lato bello e brutto del “controller del futuro”, e con la neonata tecnologia 3D si potrebbe già indicare un unanime punto d’inizio per una next-gen oggi decisamente più concreta e lineare. Come sempre, però, sarà l’intraprendenza e il coraggio a determinare l’affermarsi delle nuove capacità espressive del videogioco… condite con una generosa aggiunta di salsa-fantasia, ovviamente. Un ingrediente, quello, che solo i più grandi chef sanno come (e quando) reperire.

Valerio “Revolver” Pastore

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