In occasione del CVG Fest tenutosi dal 7 al 9 maggio al Technotown di Villa Torlonia, a Roma, abbiamo colto l’occasione per intervistare Federico Salerno di gamescollection.it, presente col suo staff in una sala completamente dedicata al retrogaming, ricca di postazioni fisse dove era possibile fare un tuffo nel passato e giocare con i primissimi videogiochi della storia.
Che ne pensi di questa iniziativa del CVG Festival e che importanza darà questa vetrina al videogioco?
Dopo il primo evento dello scorso anno, il programma si è indubbiamente evoluto e si vede! Naturalmente non mi riferisco solo agli eventi previsti – tutti molto importanti – ma anche alle personalità di spicco che quest’anno il CVG Fest ha potuto vantare. Sono convinto che questa iniziativa crescerà col passare degli anni, perchè la voglia di essere presenti è davvero tanta. E poi, non dimentichiamolo, è il primo evento su territorio nazionale in grado di unire Cinema e Videogiochi, due media sempre più vicini tra loro! Per quanto riguarda l’importanza della vetrina, beh, credo che Wii sia riuscito a sdoganare definitivamente i videogiochi e adesso tutti, davvero tutti videogiocano. Prima il retrogaming era quasi considerato un tabù, magari i più piccoli guardavano male coloro che con occhi lucidi ricordavano i primi videogiochi; adesso sono molti i ragazzini che si avvicinano ai vecchi titoli, per il semplice motivo che sono in grado di divertire esattamente come allora. Certo, prima era diverso. Quando si andava in sala giochi si cercava di battere il record, di arrivare al punteggio più alto, e quasi si arrivava a minacciare il gestore perchè non spegnesse la macchina che recava il nostro nome in cima alla lista dei credits iniziali. Alcune cose si sono perse, c’è poco da fare, basti pensare allo scempio di adesso, con centinaia di macchinette mangiasoldi adibite a videopoker. Che tristezza…
Nel vostro allestimento esclusivo preparato per il CVG Fest vediamo che oltre ai classici esposti, è stato anche dato risalto alla componente crossmediale. Quanto è importante tutto ciò alla luce del passato e soprattutto per la moderna concezione del videogioco?
Il videogioco, come anche il cinema, ha sempre avuto delle forti influenze dall’esterno. Vedi, io ho sempre pensato al cinema come una vera e propria carta vincente, e sono convinto che lo stesso valga per il nostro settore. Bisogna solamente attendere che gli venga riconosciuto il valore che si merita. Credo comunque che siamo sulla buona strada, anche se il lavoro da fare è ancora molto. Qui al CVG Festival abbiamo un paio di esempi di prodotti crossmediali: Ken il guerriero su PS2, classico esempio di come da un manga si possa espandere il concept anche su console, e lo stesso vale con gli anime, la letteratura e così via. I videogiochi, da sempre, sono continuamente al centro di grandi sperimentazioni, si evolvono per dare nuovi spunti, e nascono spesso dei modi assolutamente inediti di concepirli. Tutto ciò è innegabilmente sotto gli occhi di tutti.
Da grande collezionista sai bene quanto sia importante la preservazione delle opere multimediali interattive. Quali sono a tuo avviso le più efficaci metodologie di conservazione e in che modo il settore dovrebbe muoversi in questo senso?
Posso affermare con un certo orgoglio che noi di gamescollection siamo stati dei pionieri nell’ambito del collezionismo. Siamo riusciti a portare alla luce non solo le collezioni, ma abbiamo spinto le persone che vedevano i loro oggetti come un tesoro personale a condividere la propria passione. Questo è molto importante, oserei dire fondamentale! Per ciò che riguarda la preservazione, il problema più evidente è quello della deteriorabilità, e mi riferisco soprattutto ai formati digitali. I CD, i DVD, i Blu-ray, quanto possono durare al massimo? Sono prodotti destinati davvero a sparire col tempo. Le vecchie cartucce, invece, riescono ancora a resistere piuttosto bene. La reale differenza tra cinema e videogiochi, è che nel momento in cui inserisci un vecchio titolo lo vedi tale e quale a com’era allora, a differenza delle pellicole che tendono irrimedialbilmente a rovinarsi. La preservazione è importante, e avviene accatastando e catalogando i prodotti dando loro un valore. Collezione hardware poi, è ancora più da museo, e per questo il ViGaMus si sta preparando per fare un lavoro davvero splendido e incredibile.
Avendo a disposizione dei veri e propri pezzi rari che metti a disposizione di tutti dimostri che per te l’esperienza e la condivisione di quelle che sono le radici del medium sono fondamentali. Che valore attribuisci a tutto questo?
Grazie all’evoluzione tecnologica adesso chiunque tramite un semplice emulatore può giocare ai vecchi giochi del passato, ma l’originale a mio avviso non ha prezzo. Non sarà mai la stessa cosa come avere una cartuccia del NES sul NES! Lì tutto è fedele, mentre coi pc puoi alterare la velocità e mille altri parametri. Però se questo può essere un modo per riscoprire i classici, ben venga. Esiste una vera e propria cultura del videogioco e quando smetti di giocare e goderti quel titolo in quel momento, questo non muore, ma rimane. Non smetti mai di apprezzarlo. Credo che il valore della condivisione sia unico e fantastico: ci sono moltissimi appassionati che finalmente potranno provare i giochi di cui magari avevano solo letto la storia o di cui avevano solo sentito parlare, e la loro gioia è evidente. In passato ho fatto anche il DJ, e vedere la gente che amava la musica, i loro volti felici, per me era una sensazione speciale. Ecco, coi videogiochi è la stessa cosa! Mettere in luce le radici del medium è per noi un obbligo, una strada che stiamo portando avanti con tenacia perchè tutti devono vedere qual è stata la storia del videogioco e attraverso quali fasi è passato. Adesso abbiamo dei blockbuster che costano quanto un film hollywoodiano, ma prima c’erano solo pochi pixel… anche se devo ammettere che a differenza di adesso, tutto veniva lasciato alla fantasia di chi giocava perchè i mezzi di allora non permettevano di creari mondi così dettagliati. Era come leggere un buon libro: hai le linea guida e la storia, i personaggi magari, ma tutto il resto lo immaginavi. E quanta nostalgia a pensare ai cabinati! Inutile sottolineare come la diffusione culturale sia un nostro grande obiettivo.
Per uno come te che è cresciuto coi classici videogiochi pad alla mano, qual è il giudizio per le attrazioni qui presenti al Technotown, alcune delle quali rappresentano delle moderne rivisitazioni di titoli storici?
Naturalmente l’attrazione permanente a cui mi viene immediatamente da pensare è lo Sbong, una rivisitazione dal vivo – con persone in carne ed ossa – del classico pong. Beh, io credo fermamente che tutto ciò non faccia altro che avvalorare il lavoro che stiamo facendo, perchè vedere come un gameplay così primordiale sia ancora oggetto d’interesse sta a significare che i classici sono davvero senza tempo. Questo fa immenso piacere perchè l’entusiasmo è evidente da parte di tutti coloro che si cimentano, è qualcosa di unico, e solo la città di Roma poteva riuscire a dar questo valore. Sono molto contento di questa stupenda iniziativa, è tutto molto bello!
Domenico Musicò