Ma quale Heavy Rain? No, gente. Dite di volere sentimento? Passioni? Emozioni forti? Coinvolgimento? E tutto all’interno di una narrazione interattiva? Ok, perfetto. Lo avrete. Avrete Amore e Sacrificio. Ma badate, non vi servirà la vostra Xbox 360. E nemmeno la vostra PS3. Né tantomeno un Wii, un DS o una PSP. Se è per questo, neanche il PC pronto a Crysis 2 sarà un requisito. Già, proprio così, perché per capire davvero dove Heavy Rain ha fallito miseramente, per iniziare, vi occorre solo il più povero e misero dei computer, che sia PC, Linux o Mac. E di scaricare un piccolo gioco indipendente, totalmente gratuito, uscito a febbraio di quest’anno. Il suo titolo? Digital: A Love Story.
“Una storia d’amore e mistero al computer ambientata cinque minuti nel futuro del 1988. Penetrate nelle BBS, scoprite cospirazioni, commettete frodi telefoniche e innamoratevi. Benvenuti nel 20° secolo”. Con queste semplici parole, Christine Love, autrice unica di Digital, introduce la sua avventura, il suo ‘film interattivo’ che, però, di grafica ne ha ben poca e che, per sommo scandalo, utilizza solo il testo come strumento di interazione. Come scoprirete presto, tuttavia, ciò basta e avanza per immergervi in un mondo di gioco incredibile, coinvolgere la vostra mente e spezzare il vostro cuore. Non male per un videogioco così esile e privo di pretese, non trovate?
La storia è semplice. Con il vostro nuovo modem fiammante, cominciate a esplorare il mondo dell’online prima dell’avvento di Internet. Direte il vostro nome, sceglierete un nickname e partirete con il connettervi a una BBS locale. Qui leggerete dei messaggi e, così facendo, conoscerete i primi personaggi, tra cui una tale *Emilia, creatura affascinante e un po’ sfuggente, a tratti chiusa ed enigmatica ma anche irresistibilmente adorabile. Spontaneamente, meravigliosamente e forse incredibilmente, ve ne innamorerete come se ne sta innamorando il vostro alter ego, che poi potreste essere proprio voi. Mentre conoscerete meglio la ragazza, inizierete anche a impratichirvi con le vostre navigazioni: nuove frontiere online, codici per chiamare gratis altri prefissi, esperienze di hacking, il tutto sullo sfondo della fauna locale, tra dialoghi da nerd, interessanti approfondimenti sull’epoca e uno stile audiovisivo semplicemente perfetto, dal gusto squisitamente retrò. Il gioco non dura più di un’oretta ma, oltre ad avere un impatto emotivo devastante, racconta una storia affascinante, misteriosa e con un pizzico di fantascienza. Amore e Sacrificio. Quando ho finito Digital: A Love Story stavo quasi piangendo. Ho ripensato a Heavy Rain, il kolossal drammatico interattivo di Quantic Dream prodotto senza badare a spese da Sony Computer Entertainment per PlayStation 3. Mi ha colpito quanto i due giochi, Digital ed Heavy Rain, fossero facilmente paragonabili. Mi ha colpito, investito, travolto, dannazione, quanto la formica sovrastasse l’elefante, come lo annichilisse con la sua celata ma innegabile forza.
Perché, credeteci o no, Digital ed Heavy Rain sono davvero molto simili. In entrambi la storia si basa su elementi sentimentali e un mistero. In entrambi la componente prettamente ludica e interattiva è molto limitata. Entrambi i titoli puntano molto sul colpo di scena. Ma, soprattutto, i due giochi vogliono entrambi scuotere forte l’animo del fruitore… con l’Amore e il Sacrificio. Con la stessa fredda analisi, lasciate che vi illustri perché Digital stravince, seppellendo letteralmente Heavy Rain.
1. Digital usa in modo ottimale i suoi mezzi tecnici. La prosa è ottima ed evocativa, tutto il design grafico è parte integrante del feeling nostalgico che fa scattare l’immedesimazione nel mondo di gioco e la verosimiglianza dei personaggi. I rimandi al C64 e soprattutto all’Amiga sono evidenti, l’interfaccia è killer. Il sonoro una perla, grazie a brani old fashioned suonati da hardware vetusto. Heavy Rain, invece, non riesce a fare lo stesso. La sua opulenza grafica non lo stacca dal gruppo dei migliori titoli AAA (quelli cioè con un altissimo valore di produzione) e, anzi, il forzato fotorealismo tradisce proprio nell’esprimere le emozioni come gli autori vorrebbero.
2. Nella sua voluta non pittoricità, Digital vince su Heavy Rain in quanto a evocazione di un mondo vivido e reale. Infocom, la più grande casa di produzione di avventure testuali di tutti i tempi, soleva pubblicizzare le sue opere con parole di questo tenore: “Utilizziamo il motore grafico più potente che esista: il vostro cervello”. E indovinate un po’? Avevano ragione. *Emilia è più bella di qualunque donna virtuale Quantic Dream possa far comparire sui nostri schermi. Perché incarna i nostri desideri, si modella sulla nostra sensibilità. È come la Iris di Moonmist di Infocom, per chi conosce il gioco in questione. Iris, follow me, digitavate. Lei vi seguiva. Il vostro cuore batteva fortissimo.
3. Il setting di Digital è originale, autentico e unico nel suo genere. Si evidenziano ricerca, cura per i dettagli realmente rilevanti, passione per quel mondo, per quell’epoca. Le citazioni, i riferimenti, il tenore delle discussioni… è Vita, quella con la maiuscola, quella che mentre la racconti ti pulsa il sangue nelle vene. E tutto questo si sente, dannazione. In Heavy Rain è tutta accademia, continui sofismi, un mondo perfetto nella sua genericità, un dark antologico senz’anima, sospeso tra ‘vulgar display of power’ ed esercizio di stile. Ricorderete Digital, mentre al posto di Heavy Rain ricorderete Seven, Blade Runner, Max Payne e mille altre opere narrative dark. Lo stesso per i personaggi, lo stesso per la trama. Ripetere le argomentazioni sarebbe filosofeggiare inutilmente.
4. Il modo in cui si interagisce in Heavy Rain è rotto. Molto semplicemente, non funziona. Troppo difficile e vetusto, il meccanismo del premi mille tasti nell’esatta sequenza e alla velocità della luce spaventa, scoraggia, è frustrante e allontana i non videogiocatori provetti. Ironico, non trovate? L’effetto opposto rispetto a quanto perseguito da David Cage. In Digital non fate altro che riflettere e… digitare. Già. Ritmo personale, fusione del mondo di gioco con il mondo del giocatore. I vostri appunti, le vostre altre applicazioni, un eventuale overlayer di musica, una tazza di caffè. Ritmo adatto a una donna, a un ragazzo, a chi è più grande. A ognuno, insomma. E che lega, piuttosto che mettere in fuga.
5. Christine Love scrive meglio di David Cage. Molto meglio. Le implicazioni mi paiono evidenti…
6. Ah già. Digital: A Love Story è gratis.
Morale della favola, se si vuole esplorare la frontiera, quella vera, dell’interactive storytelling, è verso opere multimediali interattive come Digital: A Love Story che si deve guardare. Perché non è dando decine di milioni di euro in mano a Quantic Dream che si apriranno nuovi orizzonti, ma chiamando una sola, semplice Christine Love e mettendole in mano poche centinaia di migliaia di dollari. Come certo il cinema insegna da decenni. Così Quantic Dream tornerà a realizzare vere avventure grafiche, un lavoro che sa svolgere molto bene, lasciando ai nuovi artisti (i veri artisti?) il compito di essere avanguardia, di colonizzare nuovi spazi. E, sì, di raccontare Amore e Sacrificio.
Marco Accordi Rickards
Nota: potete scaricare gratis Digital: A Love Story da questo sito: http://scoutshonour.com/digital/