Mandela meglio del Papa

locandina invictus

L’incontro tra lo statunitense Morgan Freeman e Nelson Mandela è sicuramente il più interessante tra i contenuti extra presenti nel DVD e nel Blu-Ray di Invictus, usciti pochi giorni fa, il 22 giugno. Era stato lo stesso premio Nobel per la pace a indicare, diversi anni fa, l’attore di colore come il suo unico possibile alter-ego cinematografico. Freeman racconta: “Madiba è un’icona, rappresenta quanto di meglio c’è nell’uomo. La prima volta che l’ho incontrato ero molto intimidito; non ho mai incontrato il Papa, ma non credo che mi farebbe la stessa impressione. Lui è generoso, spiritoso, cerca di metterti a tuo agio. Ma tu lo guardi, pensi alla vita che ha fatto, e ti dici: Dio mio, sto parlando con Nelson Mandela”. Nella pellicola, il primo presidente nero del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid, non è solo il politico di grande carisma che combattè contro le leggi razziali, ma l’uomo semplice, sensibile e dalla forte volontà. A Clint Eastwood, il regista, non interessa soffermarsi sulla totalità degli elementi biografici per firmare un biopic univocamente celebrativo: il protagonista del film è un po’ meno personaggio pubblico e un po’ più uomo.  É filtrato dal mondo di uno sport che, inizialmente, pare non conoscere in profondità, ma di cui comprende la potenzialità pacificatoria. Nel 1995, infatti, il Paese vede assegnarsi il mondiale di rugby con il conseguente ritorno sulla scena degli Springboks, la nazionale che dagli anni ’80 era stata bandita dai campi di tutto il mondo a causa dell’apartheid. In occasione della cerimonia d’apertura, l’ingresso in campo di Mandela, con la maglia di jersey della nazionale, segna un passo decisivo nel cammino della pace tra bianchi e neri. A collaborare con lui anche François Pienaar, il capitano della squadra interpretato da Matt Damon, importante quasi quanto il presidente nella costruzione dello spirito nazionale.

Tra gli extra anche la preparazione di Damon sui campi da rugby: la star hollywoodiana, alla sua prima collaborazione con Eastwood, osserva con meticolosità i segni, i passaggi, gli sguardi, quell’intendersi veloce e deciso possibile solo con gli occhi. “La sfida più grande è stata quella di far mio l’accento sudafricano, completamente diverso da quello americano”. L’attore ha incontrato sia François Pieneer che Chester Williams, unico giocatore nero degli Springboks: “Chester ha allenato la nostra squadra, ci ha aiutato per tutte le scene di rugby. Mentre di François ho ascoltato molte registrazioni prima di conoscerlo. Le sfide erano molte: il modo in cui parlava, il suo aspetto fisico: è un uomo grande e grosso, alto quasi un metro e novantacinque, mentre io sono un metro e settantotto. Clint mi ha detto: possiamo imbrogliare un po’ con la macchina da presa, non sembrerai come lui, ma se facciamo le cose per bene, la gente non se ne accorgerà”. Superate quelle fisiche, Damon si è trovato davanti alle difficoltà più grosse, dovute al senso di responsabilità nell’interpretare una persona che realmente esiste e che, per di più, è stata fondamentale per la storia umana.

Non manca un Clint Eastwood che ripercorre i suoi film e la sua carriera. Da Gli Spietati fino a oggi, l’attore, regista e produttore cinematografico pare non sbagliare un colpo: Invictus non sarà forse toccante come Million dollar baby (2004), appassionante come Changeling (2008) o perfetto come Gran Torino (2008), ma è anch’esso esempio della maestria e della sensibilità che caratterizzano il suo cinema, da sempre al di sopra del livello medio offertoci da Hollywood. Freeman sorride pensando a quei critici che, spinti da un grande ego, tentano di  spiegare evoluzioni, involuzioni, cambiamenti, temi ricorrenti nel lavoro di Eastwood. “Picasso dipinge qualcosa e subito dopo tutti si chiedono: cosa significa? Ed ecco che partono infinite disquisizioni che non hanno nulla a che vedere con ciò che Picasso aveva realmente in testa. La stessa cosa accade con Clint. Se una storia lo attrae, egli non fa altro che trasformarla in film”.

Un dvd da non perdere per chi vuole rivivere con maggior consapevolezza l’ennesimo successo di Eastwood.

Andrea Avigni