Tim Burton: alla ricerca di un genio perduto

3D o non 3D? È questo il grande quesito che impazza oggi sui giornali e nella Rete, tra genitori e figli, tra associazioni che demonizzano la tecnologia e tecnologi che sostengono l’evoluzione e il progresso. Ma non siamo qui per parlare di questo argomento, già ampiamente trattato nella nostra inchiesta ancora in via di sviluppo e che ci accompagnerà nei prossimi giorni. Siamo qui per parlare dell’ultimo film in 3D uscito nelle nostre sale, Alice in Wonderland, e di un regista, Tim Burton, che ha evidentemente perso l’ispirazione negli ultimi anni e che a Cannes 2010, dove saremo presenti, rischia di essere una scelta piuttosto controversa come presidente di giuria della manifestazione.
Alice in Wonderland, l’abbiamo detto in sede di recensione, non è un film necessariamente brutto: la trama c’è, e anche se non è particolarmente accattivante, è comunque una gradevole favola per bambini (dai 12 anni in giù); gli attori sono tutti bravi nel loro ruolo di marionette inespressive nelle mani di Burton (persino Depp e la Bonham Carter!); e i paesaggi evocativi, accompagnati da un 3D non sempre efficace, affascinano lo spettatore quanto basta.

Il problema è che Alice in Wonderland non è un film di Tim Burton: in esso non si ritrova niente della poesia di un Edward – Mani di forbice, nulla del nonsense di Beetlejuice o del grottesco spietato di Batman e Batman Returns, e ben poco della comicità macabra de La sposa cadavere. Negli ultimi due anni, così, il cinema di Burton, con Alice in Wonderland e Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street, ci è sembrato davvero caduto in basso.
Sweeney Todd
potrebbe essere classificato come un interessante esperimento. Burton ha cercato di verificare il proprio teorema: Johnny Depp ed Helena Bonham Carter, immersi in un film studiato sulle loro macchiette fisiche e caratteriali, e steso il tutto su di una sceneggiatura musicale, riceveranno un applauso tale dall’inizio alla fine, pari alla lunghezza della pellicola stessa? La risposta, come hanno dimostrato botteghino e critica, è stata negativa e Sweeney Todd, se pure apprezzabile, ha fatto storcere il naso sia agli appassionati della poesia freak e burlesque di Burton sia ai critici che al regista non hanno mai potuto negare la genialità di direzione, soggetto e talent scouting.

Con Alice in Wonderland la paura che Burton abbia perso il proprio tocco magico si è così rafforzata, e al momento può nascondersi solo dietro i dubbi che l’implementazione del 3D last minute abbia sacrificato l’attenzione verso aspetti fondamentali come la sceneggiatura e la profondità dei personaggi, e dietro la triste ma inevitabile constatazione che, se la coppia Scorsese/DiCaprio continua a fare scintille (ultima prova ne è l’ottimo Shutter Island), quella Burton/Depp sembra proprio arrivata al dolce e fa sperare che l’attore si dedichi a pellicole di stampo nettamente diverso come è stata Nemico Pubblico.

Tim Burton, in linea con l’attualità del momento, è stato scelto, come abbiamo accennato all’inizio, dagli organizzatori del Festival di Cannes come presidente di giuria della manifestazione. Ovviamente la cosa non ci dispiace, perché Burton è sempre Burton e una sanzione e premiazione della sua bravura cinematografica è d’obbligo. Forse è il tempismo del Festival francese che lascia un po’ a desiderare, avendo atteso tanto tempo per una scelta del genere e accoppiandola adesso a un film che ha deluso tutti gli spettatori senza mezzi termini. A questo punto, sarà davvero interessante riuscire a ottenere un’intervista con Burton o, almeno, assistere alla conferenza stampa che lo vedrà protagonista, per scoprire se il regista, cosciente dei propri errori, ha deciso di voltare pagina e tornare ad affascinare gli spettatori con capolavori dell’universo grottesco come quelli che ci hanno accompagnato negli ultimi vent’anni.

Eliana Bentivegna

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