Ci sono eroi, ci sono supereroi e poi… c’è Hancock. Sì, perché John Hancock (Will Smith) è un supereroe un tantino particolare. Lui non scherza come l’Uomo Ragno, non ha una missione come Batman né tantomeno indossa un costume variopinto come Capitan America. Lui è semplicemente un uomo e, come tale, ha le sue debolezze: beve, impreca, si adira facilmente e ama guidare, pardon volare, ubriaco. È questo il protagonista dell’ultima fatica dello spodestato Principe di Bel-Air, un eroe quantomeno atipico, un eroe umano come non se ne vedevano da parecchio, ma soprattutto un eroe. È pressappoco questo l’imput che, in mesi di promozione, si è tentato di dare a questo film e che conferisce a tutta la produzione una buona dose d’originalità e di novità. Hancock, nel panorama “supereroico”, rappresenta la classica ventata d’aria fresca volta, se non a rivoluzionare un genere, quantomeno a rinnovarlo. Se è atipico l’eroe protagonista, ancor di più lo è il lungometraggio. Non aspettativi di vedere scene d’azione alla Hulk tutto il tempo, né risibili supercriminali, ci sono solo Hancock ed i cattivi anche se, per buona parte del film non si riesce a capire quale dei due sia la minaccia peggiore. Premesso ciò, bisogna subito dire che il film appare spettacolare. La scena action iniziale infatti, in perfetta antitesi con quelle finali, riesce subito a far cogliere al pubblico il personaggio, mostrato per la prima volta ubriaco e riverso su una panchina.
Sfortunatamente però la metamorfosi del personaggio, che riesce a migliorare se stesso grazie all’aiuto del PR Ray Embrey (Jason Bateman), cui Hancock ha salvato la vita, è inversamente proporzionale all’andamento della trama. Man mano che il personaggio tende a migliorare la sua persona, passando dallo stato di antieroe a quello di eroe, la trama diventa frivola e perde quell’originalità che cattura lo spettatore tanto da farlo sentire parte del film. Persino le trovate comiche perdono man mano lo smalto e ci si ritrova a ridere più per l’ingenua teoria sull’origine di Hancock che per le azioni del protagonista. Il tutto inoltre è peggiorato dalle attenzioni di Mary (Charlize Theron), la moglie di Ray, verso John, che coi suoi sguardi ammiccanti riesce a rovinare parzialmente alcuni colpi di scena, facendo presagire sin dall’inizio i vari sviluppi della coppia. Risollevano però le sorti del film, gli attori principali che a parte una Charlize Theron un po’ sottotono, riescono a rendere bene i loro personaggi. Ma se l’antieroe redento di Will Smith appare ottimo, pur non essendo la sua migliore interpretazione, chi davvero stupisce è Jason Bateman. Pur essendo il meno conosciuto del trio, almeno in Italia, riesce infatti a tirar fuori il meglio di se, scrollandosi di dosso la pesante qualifica di spalla comica e rendendosi adatto anche alle scene drammatiche.
Anche la regia appare di ottimo livello, non stiamo parlando del Sam Raimi dei primi due Spider-Man intendiamoci, ma il taglio dato alle varie inquadrature riesce di volta in volta a sorprendere lo spettatore, sia nelle scene action dove viene messo in risalto il potenziale di Hancock e la portata dei suoi poteri, che in quelle drammatiche dove una inquadratura più ristretta, un filtro più scuro ed una forte propensione verso i primi piani riescono ad amplificare le emozioni che gli attori tentano di trasmettere.
Quel che stupisce di Hancock è, in ultima analisi, la sua originalità e il fatto che, nonostante l’attesa e i piccoli difetti che deturpano il film, riesce a non deludere le aspettative , risultando uno dei migliori film di questa estate.
Fabio Davide