Prosegue il nostro racconto sulla vita di Clint Eastwood. Esaurito il rapporto con Sergio Leone, Eastwood riprende le redini di se stesso sperimentandosi in più filoni: dentro film di guerra come Dove osano le aquile (1969) e I guerrieri (1970) di Brian G. Hutton; il western Impiccalo più alto (1968) e il quasi musical La ballata della città senza nome (1969) di Joshua Logan. Ma ad attenderlo è un altro sodalizio, parimenti importante: l’incontro con il regista Don Siegel. L’unione artistica sarà fruttuosa per entrambi, eleggendoli a innovatori di un genere quasi al collasso agli albori degli anni ’70: il poliziesco. Si studiano reciprocamente con le prime due pellicole: L’uomo dalla cravatta di cuoio (1968) e Gli avvoltoi hanno fame (1969), esprimendosi al loro massimo potenziale nella fortunata serie Dirthy Harry (l’ispettore Callaghan, per intenderci) che regalerà fama, e farà ricoprire a Clint il ruolo probabilmente più forte nell’immaginario del pubblico, la cui eredità diverrà col tempo croce piuttosto che delizia, quando Eastwood deciderà di gestire ruoli e tematiche da ambo i lati (quello di attore e di regista) contraddicenti in parte il percorso filmico di un tempo.
La serie dell’ispettore Callaghan si compone di 5 film di diverso spessore e riuscita: il primo Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo (1971), diretto da Don Siegel, è il più bello e, interpretativamente, quasi indimenticabile, sia per l’ingresso per la prima volta nello schermo di un poliziotto poco empatico e senza scrupoli, duro, spietato, che usa la violenza come vendetta privata, sia per l’abilità di attore e regista nello spezzare un filo e nel proporre una visione morale e sociale (prescindendo dalla sua discutibilità) che non assecondava nessuna ipocrisia. Siegel lascia Callaghan nelle mani di Eastwood, non dirigendo i 4 ‘episodi’ successivi: Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan (1974) di Ted Post, Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976) di James Fargo, Coraggio… fatti ammazzare (1983) diretto dallo stesso Clint, ormai conscio dell’epilogo della saga, che arriva definitivamente con Scommessa con la morte (1988), diretto da Buddy Van Horn, a chiudere il cerchio. La collaborazione con Siegel porterà entrambi a ricongiungersi nel 1978 in Fuga da Alcatraz, pietra miliare del genere carcerario. Già a partire dalla fine degli anni ’60, con i guadagni raccolti, Eastwood fonda la sua casa di produzione, la Malpaso, realizzando il sogno di diventare produttore e regista. Inizia nel 1971, dirigendo il documentario breve The Beguiled: The Storyteller, per successivamente affrontare il suo primo film a soggetto, il thriller Brivido nella notte, sempre dello stesso anno, cui faranno seguito altre ‘prove’ meno importanti: Lo straniero senza nome (1973), Assassinio sull’Eiger (1975), Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976), Bronco Billy (1980) e Firefox volpe di fuoco (1982). La stroncatura della critica per Honkytonk Man (1982), da lui diretto e interpretato, lo fa ripiegare dentro interpretazioni più commerciali, lavorando anche col suo ‘eterno rivale’ nel ruolo di duro e macho di quegli anni, Burt Reynolds, nel film Per piacere… non salvarmi più la vita (1984) di Richard Benjamin. Conscio della discesa-caduta del proprio percorso artistico, sente di dover prendere una decisione e dare una svolta al suo stare dentro al cinema: si impegna a non essere più diretto da alcun regista al di fuori di se stesso (unica eccezione, Nel centro del mirino (1982) di Wolfgang Petersen). Per fortuna Clint sceglie bene, proiettandosi, in questo modo, nella fase più matura e decisiva della sua carriera…
Maria Cera
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