
1992: Eastwood torna al western dopo quasi 30 anni dalla sua ‘trilogia del dollaro’, quando il mito di questo genere è ormai seppellito da un pezzo (merito-demerito anche di Sergio Leone, a cui Clint dedica il film, insieme a Don Siegel), con la nostalgia di una dolce menzogna alla quale si vorrebbe ancora credere. E mette in scena, come lo ha definito gran parte della critica, il suo capolavoro, ciò che lo consacra alla maturità di autore del cinema: Gli spietati (Unforgiven – Non perdonati, in originale). Fa incetta di premi, tra cui 4 Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista (Gene Hackman), miglior montaggio; 2 Golden Globe (regia e attore non protagonista); 3 Kansas City Film Critics Circle Awards (regia, film e attore non protagonista). È una pellicola che oscilla tra la malinconia della perdita d’innocenza del mito e il disincanto della realtà: non ci sono più illusioni, né veri eroi, né vera giustizia, né grandi valori.

1880: Big Whiskey, Wyoming. Un gruppo di prostitute, visto che lo sceriffo non dà giustizia al loro caso come si deve, mette una taglia su due cowboy, dopo che una di loro è stata sfregiata per aver deriso della nudità (e della virilità) di uno di essi. Richiamato dalla taglia, arriva English Bob, attempato bounty killer inglese con al seguito un ‘atipico’ biografo personale. Ma i due vengono cacciati dalla città a suon di legnate proprio dallo sceriffo Little Bill Daggett (un cinico Gene Hackman), al quale preme più di tutto non avere rogne. Fino a quando giunge un trio: Kid, un giovane aspirante pistolero (ma miope) e Will Munny (Eastwood), ex spietato, vecchio che dopo un passato di efferate uccisioni alleva maiali in una sperduta fattoria e che, contattato dal giovane attratto dalla sua fama, accetta la caccia, dilaniato dai problemi economici dopo la morte della moglie (la causa del suo cambiamento di rotta) e con due bambini da crescere. Munny coinvolge nell’avventura anche Ned Logan (Morgan Freeman), un ex spietato e vecchio come lui. Le prostitute ottengono vendetta ma a un caro prezzo… il vecchio Logan, di fronte al corpo agonizzante del primo cowboy, nauseato dal dover di nuovo affrontare una realtà che credeva essersi ormai lasciato alle spalle, decide di tornare indietro. Catturato da uno degli uomini dello sceriffo, viene torturato fino alla morte, nel tentativo di fargli rivelare dove si trovino gli altri due compagni. Il giovane Kid, dopo il suo primo assassinio, è preda di un rimorso indicibile che gli ha completamente cancellato l’aspirazione a diventare un pistolero. Munny, invece, saputo di quanto è accaduto a Ned, non può che vendicare la morte dell’amico, mettendo da parte l’iniziale ritrosia a sparare, e ridiventando il killer spietato di un tempo.

Con una triste freddezza, Munny ucciderà nel saloon del paese lo sceriffo Little Bill Daggett e molti dei suoi numerosi aiutanti, abbandonando nel buio e nella pioggia l’umanità lasciata anni addietro, sparendo nel mito che un tempo era il western e tornando al suo ‘eremitaggio’ tra i maiali. Clint Eastwood ricuce egregiamente lo strappo, raccontando cosa sia stato ai vecchi tempi il western e quanto sia irriducibile al presente (la stessa figura del biografo/scribano è altamente significativa, quale simbolo di raccordo tra passato e presente): troppa acqua è passata sotto i ponti, e la Frontiera, che un tempo scintillava all’orizzonte ancora indefinita, portando con sé tutte le prerogative atte a fondare un’epopea con i corrispettivi valori e i rispettivi uomini, è, al tempo di Will, agli sgoccioli, in procinto di essere chiusa, incombendo già la fine di un’epoca e lasciando a terra, insieme al sangue e alla violenza, la realtà di ciò che è realmente stata.
Maria Cera