Il regista coreano aficionado della Croisette, già in concorso a Cannes nel 2005 con Conte de cinema e nella Quinzaine des réalisateurs dello scorso anno con Like you Know it all, fa scalo nella sezione Un certain regard dell’edizione 2010 del Festival prendendosi-ci in giro in modo intelligente e sopra le righe. Ha ha ha, è un film sul nulla e su tutto, nel quale Hong Sang-Soo continua ad indagare la natura umana, le sue fragilità e debolezze, attraverso il filtro della rottura di schemi e dell’ironia. Moon-kyeong, regista trasferitosi in Canada, torna a visitare il piccolo paese di origine: Tongyeon, nella Corea del Sud, e incontra una sua vecchia conoscenza Jong-sik Bang, critico cinematografico. Si siedono e mangiano, ripercorrendo il passato tra un brindisi e un altro. Sono proprio i ricordi a dare forma alla pellicola, che si riempie mano a mano di personaggi paradossali, a cominciare dai due stessi protagonisti, incapaci di incasellarsi dentro uno standard di normalità di qualsiasi tipo: Moon-kyeong, apatico e inconcludente, va in giro senza una meta, pensando al corso da dare alle sue aspirazioni di filmmaker e di vita lontano dalla cittadina che lo contiene.
Unico suo punto di riferimento, un locale e i suoi personaggi che lo popolano, a cominciare dalla proprietaria, una donna sola e senza figli, tosta e premurosa, che si fa chiamare ‘mamma’ dai suoi giovani avventori. Una bella guida turistica incontrata per caso catturerà l’attenzione di Moon-kyeong, generando un corteggiamento-pedinamento nel quale si intersecheranno le altre figure lunatiche, inconcludenti, pessimiste, deboli e incapaci di prendere di petto la vita, che popolano la storia, tra cui Jong-sik Bang, sposato ma in crisi con la moglie, che ingurgita pillole contro una depressione gettata fuori attraverso un’ironia prevalentemente schizofrenica. Ama una sua amica che ha bisogno continuamente di autocompiacimento e di sentirsi dire che è speciale, non media ed insignificante come in realtà appare, sostenendosi entrambi e reciprocamente dentro la chimera dell’amore vero.
Dialoghi giocati su doppi sensi e cambi di registro; azioni e riflessioni fuori binario, incanalate da un senso del comico capace di far emergere con efficacia tutto il vuoto e l’assurdità di uno stare al mondo e delle sue relazioni, che nascono e muoiono non si sa come e non si sa perché. Il ritmo filmico pecca di ridondanza, a lungo andare, appoggiandosi sul botta e risposta tra i personaggi e su una staticità di mdp intervallata solo da piccole zoomate in avanti e da fermo immagini in bianco e nero a ’steppare’ le varie fasi dell’avanzare del racconto tra i due amici. Tuttavia non possiamo non affezionarci a questi esseri così fragili e umanissimi e non ridere insieme a loro ‘Ha ha ha!’ di questo assurdo e incomprensibile caos che è la nostra vita.
Maria Cera
Fatal error: Call to undefined function related_posts() in /var/www/vhosts/cinemaevideogiochi.com/httpdocs/wp-content/themes/GrungeMag/single.php on line 40