Limitato l’uso degli occhiali 3D, ma gli oculisti tranquillizzano gli spettatori

Con una circolare pubblicata ieri, il Ministero della Salute ha reso noto il proprio parere in merito all’uso degli occhiali 3D, fortemente contestati nei giorni scorsi dall’Associazione dei Consumatori (Codacons) dopo le proteste dei genitori di diversi bambini che avevano accusato bruciore agli occhi in seguito alla visione di Avatar e Alice in Wonderland. La nota obbliga a informare gli spettatori con avvisi e cartelli che l’uso delle lenti è ‘controindicato’ nei bambini di età inferiore ai sei anni e per gli adulti deve essere limitato nel tempo senza superare la durata di uno spettacolo, intervallo compreso.

In risposta alla circolare la Soi, la Società Oftamologica Italiana, fa sapere che non c’è nessun pericolo per genitori e figli, ma soprattutto non è il caso di creare allarmismi perché “la visione in 3D è una tecnologia introdotta nei cinema da oltre 40 anni ed è stata utilizzata senza specifiche difficoltà da centinaia di milioni di individui”. Il Presidente della Società degli oculisti Matteo Piovella ha spiegato che il 3D è privo di effetti negativi sulla vista, anche se è necessario seguire tre semplici regole: usare gli occhiali monouso per evitare che si diffondano infezioni, informare coloro che sono affetti da problemi alla vista e reintrodurre i classici quindici minuti di intervallo tra primo e secondo tempo. Sempre nella nota la Soi ha espresso riserve in merito all’indicazione data dal Ministro Ferruccio Fazio di vietare la visione 3D ai bambini che hanno meno di sei anni. “Portare i bimbi a vedere un film in 3D non è pericoloso – ribadisce Piovella -  ma può essere considerato un vero e proprio test di ‘provocazione’ che produce precisa indicazione per l’effettuazione di una visita oculistica, se non effettuata in precedenza, nel caso il bambino dimostri specifici disagi”. La nota conclude con una rassicurazione a quei genitori che hanno portato i propri figli al cinema a vedere un film in 3D.

Il problema è di primaria importanza non solo dal punto di vista della salute ma anche per ragioni di mercato, visto che il 3D arriverà molto presto nelle nostre case e un divieto di questo genere potrebbe minare i profitti ipotizzati. Dura la risposta dell’Anica, l’Associazione dei Produttori e Distributori Cinematografici, che dopo aver rilasciato un comunicato stampa in cui manifesta preoccupazione per i provvedimenti adottati, ha fatto sapere tramite l’Ufficio Stampa che nella giornata di oggi avverrà una riunione straordinaria per decidere su come operare. Scontenta del provvedimento del Ministero (considerato troppo ‘leggero’) anche l’Associazione dei Consumatori, che ha annunciato un probabile ricorso al Tar. Vedremo a breve gli sviluppi.

Letizia Geron