
A dodici anni da Ovosodo, la commedia leggera che confermò le indiscutibili premesse del regista de La bella vita, Paolo Virzì ritorna in quel di Livorno per girare La prima cosa bella, l’ultima sua fatica prodotta da Motorino Amaranto, Indiana Productions e Medusa Film. Tratto da una sceneggiatura scritta dallo stesso Virzì, insieme alla collaborazione di Francesco Bruni e Francesco Piccolo, il film, dal sapore vagamente autobiografico, ruota attorno agli “struggimenti della famiglia Michelucci” che, tra passato e presente, si aggrappa ancora con forza alla vita in ogni suo aspetto. Una vera altalena di emozioni scandite dalle note di Nicola di Bari, vincitore, proprio nel ‘71, del Festival di Sanremo con ‘La prima cosa bella‘, il ‘leit motive’ di tutto il film.
Anna Nigiotti, la protagonista interpretata da una capace Micaela Ramazzotti, è la giovane madre di Bruno e Valeria, le piccole versioni di due colonne del cinema romano: Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi. Madre esplosiva quanto bella, la sventura di Anna comincia con la proclamazione a ‘Miss mamma estate’ nello stabilimento balneare più in voga di Livorno. Troppo bella per quei tempi, Anna diviene subito l’oggetto dei desideri altrui, una vera disgrazia per una donna sposata negli anni Settanta, che incrina per sempre le sorti della famiglia e dei due figli. Scacciata di casa con i bambini, da un marito all’antica, Anna inizia un’avventura controcorrente con la quale si scontra spesso a più riprese, ma senza perdersi mai d’animo e rafforzando il suo amore verso i figli. Ma l’eccesso di amore può far soffrire così come il vagabondare di quei giorni di tanti anni fa che riempiono sovente i pensieri del figlio come un’ossessione. Sono trascorsi anni e Bruno è ormai diventato un professore ‘anaffettivo’ che ha tagliato i ponti con la famiglia, mentre Valeria si è sposata in giovane età con un uomo che forse non amava davvero.
Entrambi vivono due vite lontane e differenti accomunate però dall’amore di una madre giunta ormai alla sua ultima parentesi di vita, l’occasione per una riconciliazione, ma anche per un’ultima lezione di vita da parte di una ‘figura’ così imbarazzante e speciale al contempo. E ad animare il tutto non mancano, di certo, i colpi di scena con rivelazioni, matrimoni e separazioni last-minute. Tutt’intorno, una Livorno ‘truccata’ ad hoc che vibra insieme ai suoi personaggi e ai suoi scorci regalando una vitalità genuina che esula ogni interpretazione nostalgico-politica. Il piccolo palcoscenico livornese è per il regista un’eccezionale fonte d’ispirazione cui non può fare a meno di ritornare, una patria nella patria popolata da gente comune che brulica però di storie eccezionali.
Dopo aver conquistato due Nastri d’Argento con il suo penultimo lungometraggio Tutta la vita davanti, l’erede della commedia all’italiana Virzì confeziona un’opera mirabile, a metà tra Scola e Monicelli che s’impone soprattutto per la vitalità del messaggio che veicola. Impeccabile come sempre anche Stefania Sandrelli nelle vesti dell’ultima Anna, la quale rappresenta pienamente, l’incanto e l’innocenza di una madre tanto ’sciagurata’.
Voto: 8/10
G. M. Ireneo Alessi