Indovina chi sposa Sally? Domanda inutile

Indovina chi sposa Sally?

Il titolo originale della pellicola di Stephen Burke (No Tears) è Happy Never Afters che, tradotto letteralmente, praticamente non ha senso. In realtà si tratta di un modo di dire irlandese che significa “Fortunatamente mai più”. Ed è quello che, almeno io, mi auguro. In Italia (come volevasi dimostrare) il film ha assunto il titolo demenziale di Indovina chi sposa Sally? E io mi chiedo: “Chi ha voglia di perdere 97 minuti della sua vita per andare al cinema a vedere un film con un titolo simile? Come se non bastasse, la casa di distribuzione, la Lucky Red, ha messo il carico da 90 scegliendo come sottotitolo la stuzzicante frase: “Tutto è bene quel che comincia male!”. Quindi viene spontaneo chiedersi: “A quale target può interessare una commedia simile? Agli adolescenti? No, perché, diciamocelo, gli attori non sono né sexy né troppo simpatici, lo si capisce già dal trailer. Agli adulti che conoscono le auliche commedie matrimoniali dei anni ‘40 come ad esempio Scandalo a Philadelphia? Nemmeno. E allora?”. Io non sono ancora riuscita a trovare una risposta, spero ci sia qualcuno, tra voi, in grado di illuminarmi.

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La trama del film ruota attorno a due matrimoni: quello di Sally (Sally Hawkins) e Wilson (Ariyon Bakare) e quello di Freddy (Tom Riley) e Sophie (Jade Yourell), all’altare per la seconda volta. Sebbene le celebrazioni si svolgano contemporaneamente in due luoghi differenti, inevitabile che le coppiette di neo-sposini finiscano per incontrarsi, anzi, scontrarsi. Le loro macchine, infatti, si trovano l’una di fianco all’altra, ferme allo stesso semaforo. Sally e Freddy hanno uno scambio di sguardi, di gesti (in)compresi, e di insulti. Ironia della sorte, il ristorante scelto per il pranzo nuziale è lo stesso: i parenti di entrambe le coppie affollano, così, rumorosamente la sala principale da mandare in tilt (e in ospedale) il personale dello stabile. Destinati, ognuno, ad una sala differente, il regista mostra tramite un montaggio alternato, gli ospiti stanchi e “scazzati” ad uno spettatore già di per sè irritato (perché ovviamente capisce subito dove si andrà a finire).

Tom Riley ha detto: “I matrimoni sembrano progettati per creare problemi a tutti. Tutti si preoccupano. La sposa e lo sposo si preoccupano di chi invitare, i non invitati si preoccupano perché non sono stati invitati. Gli invitati -da parte loro- si preoccupano in quanto sono stati invitati. Così si finisce in un grande salone zeppo di gente che pensa: ‘Che ci faccio io ora seduto al tavolo con queste persone?’”. Ed infatti, gli invitati di entrambe le feste, finiranno per condividere la stessa stanza, lo stesso pranzo, e la stessa musica.

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Dopo fraintendimenti vari, tipici di una screwball, e svariate gag, di ascendenza nientemeno che keanoniana (solo secondo la produzione, però!), la coppia di Freddy e Sophie vedrà finire per la seconda volta il proprio, vuoto, matrimonio di facciata. Lei ha deciso di (ri)sposarsi perché, secondo la madre, ha ormai 30 anni e non troverà nessun’altro disposto a condividere la vita con lei. Lui, da parte sua, la (ri)sposa perché crede di essere la causa del fallimento della precedente unione e vuole espiare il suo senso di colpa.

L’altra coppia, invece, ha inscenato un matrimonio per evitare che Wilson e la sua vera fidanzata, vengano espatriati dall’America. Sally però, non è una donna sola, ha con sé una figlia undicenne che, inconsapevole del fatto che la madre si sia “venduta” per un compenso di 9,000€ utile per evitare di essere sfrattata da casa sua, comincia a chiamare l’uomo “papà”. Una volta scoperta la verità, inizierà a vendicarsi facendo scattare l’allarme antincendio nel ristorante, fuggendo e nascondendosi sugli alberi. E chi poteva riuscire a convincerla a scendere se non Freddie? E (indovinate) Sophie, chi poteva credere essere l’amante del marito camuffata da sposa, se non Sally?

Inutile dire che, alla fine, Molly troverà un papà e che né Sally né Freddy saranno single, anzi: se ne andranno insieme in viaggio di nozze in Italia! Detto ciò… Chi ha voglia dunque di uscire dal cinema con la sensazione di non aver ancora digerito?

Martina Calcabrini