Festival del Film di Roma: Too big to fail e la crisi finanziaria globale

Presentato in anteprima al Festival di Roma (lo vedrete in prima televisiva venerdì 4 novembre alle 21.10 su Sky Cinema1HD), il Tv Movie Too big to fail di Curtis Hanson , basato sull’omonimo bestseller di Andrew RossSorkin, reporter del New York Times che confezionò una serie incredibile di scoop disvelatori dei retroscena e degli scandali legati alla crisi finanziaria del 2008 e al fallimento del colosso Lehman Brothers, genesi del grande, attuale (e in fieri) ‘big bang’ finanziario mondiale. Un cast di alto rigore capitanato da William Hurt presenzia e dà forma alla vicenda-intreccio che ha al centro il Segretario del Tesoro statunitense Henry “Hank” Paulson (William Hurt), ex amministratore delegato di Goldman Sachs (una delle banche d’affari più affermate nel mondo), che si trova costretto a salvare dal fallimento la Lehman Brothers, nel 2008  la quarta banca d’investimento più potente in America, in coma per la crisi dei mutui subprime e sotto il giogo dell’imminente bancarotta. Il Ceo di Lehman Brothers, Dick Fuld (James Woods), sprona Paulson a trovare un pezzo grosso dell’economia che possa investire nella Leham prima che capitoli. Paulson e il suo staff di collaboratori, già in difficoltà nel gestire le prime ‘capitolazioni’ bancarie conseguenti alla crisi dei mutui, evitando per principio ingerenze statali (specie per il presunto conflitto di interessi di cui avrebbe potuto essere accusato), dopo un primo salvataggio arginatore, lascia andare la Leham al suo destino, non potendo permettere che il Tesoro sia considerato la valvola di salvataggio per le banche.

Il suo intervento, ciò nonostante, sarà, mano a mano che l’effetto domino del deprezzamento dei titoli si estenderà come un cancro ad altri istituti finanziari privati (l’espressione-conio titoli tossici è più che chiara nel senso e nel significato), sempre più necessario e determinante, coinvolgendo nell’operazione di salvataggio del sistema finanziario americano, i ‘giganti’ dell’economia del pianeta: Ben Bernanke (Paul Giamatti), Presidente della Federal Reserve; Timothy Geithner (Billy Crudup), Presidente della New York Federal Reserve Bank; Jamie Dimon (Bill Pullman),Presidente e Amministratore Delegato di JP Morgan Chase. Hank Paulson ed il suo staff, consci della imminenza della deflagrazione totale del mercato, tenteranno tutte le strade possibili, ma fermare il cancro finanziario richiede necessari compromessi e rischi: la soluzione incondizionata e non rinviabile-sostituibile, di coinvolgere il Governo Federale nel finanziare capitale al sistema bancario (compresi gli istituti sani), per generare liquidità da prestare ai clienti permettendo loro di investire-comprare, ‘rigenerando’ in questo modo la circolazione del denaro e l’economia, contiene in sé il rischio di rendere le banche troppo espanse e potenti, e l’’illusione’ di considerarle (data la gravità assoluta della situazione) meno ciniche e spietate, in un tale frangente storico. Purtroppo la previsione si rivelerà errata, e la soluzione-tampone, un argine labile. Il mostro bancario, fagocitatore e non rispettoso degli impegni presi (non vincolato, nel rispettarli, da una partecipazione governativa azionaria priva di poteri di ingerenza nell’impiego del prestito conferito), uscirà dalla tempesta non domata, che da lì a poco si accenderà (meno devastante, grazie alla soluzione di Hank Paulson, ma non inevitabile, come si sperava), più forte e ‘intoccabile-inattaccabile’, precludendosi il rischio di fallimento.

Curtis Hanson non si esime da un ‘manierismo asettico-patinato’ che accentua la serietà e la ‘tragicità’ del momento narrato, nelle posture-camminate lungo i corridoi e le stanze del potere, nei dialoghi secchi e diretti, nel taglio ‘mobile’ della macchina da presa, che specie nelle inquadrature di gruppo, dinamizza e rende palpabile la sensazione che qualcosa di straordinario-fuori dal comune stia accadendo. Ma tutto si riduce a questo. Poco, reale approfondimento, su una vicenda che la sceneggiatura fa fatica a contenere-riassumere in modo chiaro e realmente informativo. Gli incipit slogan iniziali confondono, affastellano i passaggi che portano al fallimento della Lehman Brothers, immergendoci nel caos finanziario senza le bussole necessarie (anche politiche) ad orientarci e a comprendere realmente. Un’infarinatura ci cosparge. Toccherà a noi, dopo la visione, andare a cercare le fonti per ricomporre un puzzle indubbiamente difficile da raccontare.

Maria Cera

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