The Burning Plain, la recensione

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The Burning Plain è un film gradevole, discretamente coinvolgente, ottimamente recitato, ben diretto. La sceneggiatura, come la regia, è opera di Guillermo Arriaga, universalmente apprezzato per la sua fruttuosa collaborazione con il golden boy Alejandro González Iñárritu (Babel, 21 grammi, Amores perros). Da non dimenticare la sceneggiatura del notevolissimo Le tre sepolture di Tommy Lee Jones.
Fin qui, tutto bene… Il problema, a voler essere pignoli (chi si è commosso e chi dopo ottanta minuti ha iniziato a cogliere parentele e legami, probabilmente, ci odierà), è tutto nella sostanza, nell’idea di cinema, nella concezione del rapporto con lo spettatore. The Burning Plain, come (quasi) tutto il cinema del duo Arriaga-Iñárritu, è il riuscito abbellimento di un materiale discreto ma non ottimo, è furbizia ancor prima che esercizio di stile: The Burning Plain, commercialmente inattaccabile, è cinema seriale, è poetica senza poetica, ma con tanta astuzia. The Burning Plain è il miglior film partorito da Arriaga (senza Iñárritu, idealmente con Iñárritu…) e allo stesso tempo il peggiore. Oppure sale sul podio, tra Amores perros e Babel. L’ideale classifica dipende dalla cronologia della visione: perché il giocattolo, in fondo, è sempre lo stesso.


La frammentazione dello sviluppo narrativo e la (sapiente) ricostruzione ad incastri, con il surplus della presunta suspense, diventa, in questo caso, uno specchietto per le allodole e, allo stesso tempo, il punto di rottura: il mistero, se così vogliamo chiamarlo, si scioglie come neve a sole di fronte allo spettatore avvezzo – o assuefatto. Il marchio di fabbrica, questa volta (e non solo), non paga. The Burning Plain, ben recitato-fotografato-diretto-eccetera, è cinema dopato, coi muscoli di cristallo: cercando sotto l’intrecciata sceneggiatura, ahinoi, si trova meno di quello che si credeva di scorgere.
Poi, sia chiaro, il montaggio finale che si apre e si chiude sul volto della sempre splendida Charlize Theron, ripercorrendo idealmente il racconto, funziona, commuove, piace. E così l’intero cast, a partire dalle giovanissime Jennifer Lawrence (Mariana), diciottenne di belle speranze, e Tessa Ia, bimbetta dallo sguardo intenso, severo.
The Burning Plain potrebbe segnare l’inizio di una sorta di “Iñárritu-bis”, in attesa di una riconciliazione del duo Arriaga-Iñárritu. Per chi scrive, si sarà capito, la speranza è che, qualsiasi possa essere il futuro rapporto tra i talentuosi cineasti messicani, i due cambino rotta, alla ricerca di nuove strade, più difficili e meno scontate. Difficile, ovviamente, abbandonare un cammino lastricato d’oro.

Enrico Azzano (Cineclandestino.it)