Prince of Persia: e ora il Cinema rispetti il Videogioco

Prince of Persia

Non credevamo quasi più che l’avremmo scritto, e invece il momento è giunto. Esiste finalmente un grande film tratto da una serie di videogiochi. Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, diretto da Mike Newell (Harry Potter e il Calice di Fuoco, ma anche Donnie Brasco e Quattro Matrimoni e un Funerale) e prodotto dalla money-machine Jerry Bruckheimer (Pirati dei Caraibi), ha cambiato per sempre, radicalmente e irreversibilmente il difficile rapporto tra due media più amati dell’entertainment: il Videogioco e il Cinema. Tanto per essere chiari, eliminiamo subito un dubbio che potreste avere: Prince of Persia non è un film capolavoro né un’opera perfetta, se analizzata soltanto con gli occhi di un critico cinematografico. Non migliore, tanto per fare un confronto, dell’ultimo capitolo della saga piratesca con l’inossidabile icona sexy Johnny Depp. Il punto, lo ribadiamo, è che per la prima volta nella storia qualcuno è riuscito a dar vita a un film di serie A, ben realizzato e ben interpretato partendo da un soggetto videoludico, e questa è una rivoluzione che per chi segue il rapporto cinema-videogiochi (e noi di CVG siamo qui per questo!) ha un valore epocale.

dastan prince of persia

Vediamo però di fare un passo indietro e partire dal film. Il protagonista, un Jake Gyllenhaal in gran forma e semplicemente perfetto nel ruolo, è Dastan, ragazzo di strada dell’Antica Persia che, un giorno, viene raccolto e adottato dalla famiglia reale. Cresciuto come un Principe, egli diviene un indomito guerriero dalle grandi doti acrobatiche, che dimostrerà di saper usare alla perfezione durante l’assedio di una città sacra, apparentemente rea di produrre armi per i nemici del Sovrano. Presto, tuttavia, le vicende si riveleranno più complesse del previsto, e Dastan dovrà scagionarsi egli stesso da gravi accuse, vedersela con una famiglia alquanto “difficile” (specie alcuni membri, che qui non sveleremo…) e, soprattutto, salvare il mondo da un destino terribile grazie al potere mistico delle leggendarie Sabbie del Tempo, contenute nell’elsa di un antico pugnale e capaci di riavvolgere il tempo permettendo a chi le usa di cambiare l’esito degli eventi. La trama è molto semplice e lineare, ma scorre assai bene, con gran senso del ritmo e piacevolezza: non si abusa degli effetti speciali (di straordinaria fattura, peraltro), i personaggi sono ben caratterizzati e i colpi di scena, sebbene prevedibilissimi (si tratta di un film dal target basso, perfettamente riuscito come prodotto per bambini e giovanissimi ma godibile anche per i più grandi), rendono l’opera intrigante e tutto sommato anche emozionante.

dastan tamina

Bravo il regista e grande mestiere da parte di tutto il cast tecnico e artistico. Tra gli interpreti si distinguono, oltre all’ottimo Jake Gyllenhaal, anche Gemma Arterton, nei panni della bella principessa Tamina (una figura che ricorda un po’ la comprimaria di Indiana Jones ne Il Tempio Maledetto), e Ben Kingsley (l’enigmatico Nizam, decisamente diverso da Gandhi!). Il film Disney, ad ogni modo, colpisce per opulenza, grandezza e ambizione: una vera e propria corazzata dall’intrattenimento mainstream fatta per speronare il mercato cinematografico e infiammare il botteghino, né più né meno di quanto compiuto dal Capitano Jack Sparrow. E credeteci: ce la farà, non solo perché le carte in regola ci sono tutte, ma anche perché l’ispirazione di fondo non manca, e il film risulta in definitiva artisticamente valido e piacevole da vedere, nonostante una durata non certo leggera, che supera le due ore.

jordan mechner creatore del videogioco

Il film, inoltre, è veramente fedele e conforme allo spirito della celebre e splendida saga videoludica omonima creata da Jordan Mechner nel 1989 per la Brøderbund e poi recuperata da Ubisoft in età contemporanea. Palazzi fiabeschi, spericolate imprese e duelli non mancano, ma è il feeling a convincere a fondo anche noi videogiocatori più informati e appassionati, e questo non è un risultato da poco, ve lo assicuriamo! A volte (tre, per la precisione) si ha l’impressione che Prince of Persia si sia trasformato in Assassin’s Creed (altro classico titolo Ubisoft), ma poi ci si ricorda che certe azioni acrobatiche le portò a video proprio il Principe prima ancora dell’Assassino, quindi si chiude un occhio e ci si continua a godere il film. Quando infine sopraggiungono i titoli di coda, dopo un finale ad alto ritmo che convince appieno anche dal punto di vista narrativo, ci si alza dalla poltrona felici, specie perché da oggi il Cinema guarderà al Videogioco con il dovuto rispetto, conscio del fatto che infiniti grandi soggetti potrebbero (potranno?) giungere da questo straordinario e unico medium. E se stavolta l’operazione ha gravitato attorno a un fenomeno per famiglie, non ci vuole molto a immaginare altri grandi film che, partendo da ottimi videogame, esplorino generi diversi. Fantasy adulto, fantascienza, horror, thriller: le scelte sono sterminate, basta guardare Prince of Persia e seguire le sue orme. Avere il suo coraggio. E poi, sì, poi fare la dannata scelta giusta. Le Sabbie sono state liberate, ormai: anche se non potremo davvero tornare indietro nel tempo, state certi che non potremo essere riportati all’indiscriminata e perenne desolazione delle trasposizioni cinematografiche dei videogiochi cui eravamo abituati da decenni a questa parte.

Marco Accordi Rickards

Punteggio CVG - Cinema e videogiochi - 8 su 10