A una fiera dedicata interamente al fumetto come il Cartoomics era impossibile non prestare la dovuta attenzione al nuovo fenomeno Disney che fonde due formati diversi come le strip versione giapponese, ossia i manga, e i videogiochi. A raccontarci di questa interessante avventura sono stati Gianfranco Cordara, curatore della collana Disney Manga, e Davide Castellazzi, grande esperto di manga e che ha collaborato al progetto.
Partendo da una panoramica sulle opere che ritroviamo e troveremo nella collana Disney Manga, dalla novelization che caratterizza la trasposizione di un videogioco in fumetto, come è avvenuto con Kingdom Hearts, al caso tutto particolare di un manga tratto da un fumetto, come per Witch, l’incontro nella sala Goldrake del Cartoomics si è incentrato soprattutto sulla situazione italiana del fumetto, in termini tanto di produzione quanto di distribuzione, e sulle problematiche narrative legate alla novellizzazione di un videogioco. Relativamente alla prima questione, Giancarlo ha spiegato come il fumetto in Italia abbia subito un notevole ridimensionamento negli ultimi 25 anni e che oggi solo i grandi editori come Disney e Bonelli possono pubblicare prodotti di nicchia. I Disney Manga non rientrano nella categoria “fumetto” vera e propria in quanto pensati soprattutto come speciali che raccontano storie autoconclusive e che si rivolgono allo stesso target delle serie a fumetti da cui prendono spunto, seguendo in questo l’approccio giapponese alle strip; oltre alla prosecuzione della saga di Kingdom Hearts, la collana prevede anche titoli come Alla ricerca di Nemo, Monsters&Co., Lilo&Stich, Pirati dei Caraibi e Fairies. Dal punto di vista narrativo, invece, Davide ha fatto notare come sia problematico (e talvolta riduttiva come definizione) la trasposizione in manga di un videogioco, mentre l’operazione contraria risulta di gran lunga più semplice. Mentre alcuni sviluppatori hanno portato e portano tutt’oggi in formato videoludico alcuni famosi fumetti come Diabolik e Julia (entrambi realizzati da Artematica), Disney ha intrapreso la strada opposta, considerando come oggi i bambini abbiano molto più familiarità con i videogiochi piuttosto che con i fumetti e come sia il primo medium a trascinare il secondo e non viceversa. La speranza è che anche il nostro mercato diventi più maturo dal punto di vista mediale, alla stregua di quello giapponese, dove ogni mezzo di arte e comunicazione viene ritenuto altamente culturale e dove un cartone animato o un videogioco nulla ha da invidiare al romanzo.