L’Olimpo contemporaneo di Chris Columbus

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Gli eroi del mito greco, si sa, hanno sempre grande presa sul pubblico. Ci ha visto lungo Chris Columbus scegliendo di portare sul grande schermo il primo capitolo della saga inventata da Rick Riordan: Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo. Il regista non è nuovo a questo genere di operazioni: i nostri lettori ricorderanno sicuramente che era stato proprio lui a dirigere il primo Harry Potter e a dare al franchise quell’impronta così forte, che ne avrebbe decretato il successo mondiale. E sicuramente Columbus ha imparato bene la lezione. In Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: il ladro di fulmini, ritroviamo, infatti, tutte quelle carte che già avevano funzionato nella storia di Harry e compagni, anche se a tratti con un’intensità più bassa, dovuta in parte alla narrazione stessa. Furie, minotauri, Idra, tutto concentrato in una gloriosa avventura spesso molto divertente, e con degli spunti davvero originali, giocati molto bene dal punto di vista visivo e narrativo. I luoghi mitici dell’antica grecia ricollocati nella geografia americana contemporanea potranno far storcere il naso ai classicisti, ma la scena in cui dietro alla scritta HOLLYWOOD si apre l’entrata dell’inferno è certamente impagabile; in parallelo l’accesso al monte Olimpo è situato in cima ad un altro simbolo della cultura americana: l’Empire State Building. Molto riuscite anche le scene in cui gli attori si “perdono” nella versione contemporanea della dimora dei mangiatori di loto: uno sfolgorante hotel superlusso di Las Vegas, dove il tempo vola a forza di pasticcini al gusto di perdizione, moderna trappola, per eroi moderni.

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Come lo stesso regista ammette, le competenze tecniche impiegate per realizzare il film sono certamente superiori a quelle utilizzate in Harry Potter e la pietra filosofale, e in alcuni punti questo aspetto si nota certamente. A onor del vero però, andrebbe segnalato come, stranamente per i primi 15/20 minuti del film queste potenzialità rimangono un po’ celate. La prima parte è infatti più debole rispetto al resto del film, rimane forse troppo superficiale nell’analisi del disagio del personaggio di Percy, che invece è uno dei punti di forza del romanzo; ma il problema sta anche nel fatto che gli effetti speciali utilizzati non colpiscono nel segno: l’emblema di questo aspetto è la scena dell’attacco del Minotauro che, visto il regista e visti i mezzi a disposizione, avrebbe potuto essere realizzata sicuramente meglio. Detto ciò, superato questo scoglio iniziale il film decisamente decolla: sia per l’interazione molto interessante tra gli attori (specialmente per la buonissima prova del giovane Brandon T. Jackson, eccellente spalla per il protagonista Logan Lerman), sia per il buon ritmo che Chris Columbus ha saputo imprimere alle scene girate.

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Se c’è una cosa poi che colpisce in questo film, è certamente la cura dell’allestimento scenografico, dell’ottimo Howard Cummings, ormai alla sua terza collaborazione consecutiva con il regista, che ha dato il meglio di sé nella realizzazione del campo di addestramento per semidei, ma soprattutto nella dimora infernale del dio Ade (uno Steve Coogan in versione decisamente rock n’ roll). Una delle scene più suggestive del film tra l’altro è proprio la discesa agli Inferi e l’arrivo al castello infernale dove i giovani eroi saranno accolti da una bellissima Rosario Dawson/Persefone. E restiamo per un momento nell’ambito degli dei e dei mostri mitologici per una menzione d’onore: quella di Uma Thurman per la sua interpretazione della conturbante Medusa. L’attrice, sempre bellissima, anche con una chioma interamente fatta di serpenti, ruba letteralmente la scena al trio di eroi ai quali pure ci si affeziona tanto durante il film, incantando lo spettatore e ammaliandolo proprio come la mitologica creatura che interpreta.

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Ne complesso il film è veramente molto godibile, anche se rimane tutto sommato rivolto prevalentemente ad un pubblico giovane, nonostante gli ammiccamenti ad una audience più adulta, evidenti soprattutto nella scelta di alcune battute. Chris Columbus, rimane pur sempre il regista simbolo di un’intera generazione, e ha saputo dare, anche in questo caso, la giusta spinta ad un prodotto destinato ad una serialità di probabile successo.

Voto: 8/10

Monica Gasbarri



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