Il Signore degli Anelli ancora protagonista!

foto-news.jpgUn altro libro. Che però parla del film. Tenendo presente il libro. Ma non questo, quello vero. Insomma, un gran casino, simile a quello che succede ogni volta che qualcuno intavola un discorso con Il Signore degli Anelli come tema.
- Ma tu parli del film o del libro?
- Sì, ma vuoi mettere il romanzo…
- Certo che la battaglia era proprio come me l’immaginavo…
- Stasera c’è un film con Frodo, guarda!
Quando una storia ci entra nel sangue, è difficile tenere sempre distinti occhi e cuore. Più o meno come ci succede con Tolkien e Jackson, che si contendono il titolo di inventori del sogno, davanti alle nostre coscienze ammaliate da entrambe le versioni. Ma forse non c’è bisogno di questa guerra interiore. Forse hanno dato vita, entrambi, ad un sogno diverso: e forse leggendo il libro di Emanule Terzuoli riusciremo a decidere con tutti i dati giusti davanti agli occhi. Oppure saremo più confusi di prima, chissà. Di certo leggere Il Signore degli Anelli: da J. R. R. Tolkien a Peter Jackson, fa più bene che male.


Una trasposizione cinematografica è un’impresa ardua, che apre le porte a soli due risultati: il dimenticatoio o la gloria eterna. Niente discreti risultati, per i traspositori fallimentari. Niente rimborso morale, per un cast da dimenticare. Niente scusanti per un solo momento di imbarazzante dialogo. Certo, è opinione comune che l’opera di Jackson non abbia tentennato un momento nella sua rotta verso la gloria, ma non pensate che il testo di Terzuoli sia un libro-apologia per il film: l’autore emana la sua prima condanna già nelle presentazioni già circolate:
“Leggere le avventure di Aragorn senza vedere con gli occhi della mente la faccia di Viggo Mortensen sarà ormai quasi impossibile; né i grandi occhi da bambino del piccolo Hobbit Frodo saranno più diversi da quelli di Elijah Wood. Il coniglio e la sua gabbia ormai hanno una taglia, una forma e un colore.
Ma nemmeno una sentenza irrevocabile:
“La Compagnia dell’Anello inizia con lo schermo nero. E’ stata una decisione unanime, indispensabile per conferire da subito il giusto tono lirico al film, oltre che preparare lo spettatore a quello che avrebbe visto. La grande attesa che l’evento aveva generato nei mesi precedenti l’uscita nelle sale aveva insinuato anche nel più distaccato un’aspettativa e una curiosità tali da rendere fondamentale la prima scena. Trovarsi, anche se per pochi secondi, di fronte allo schermo nero aveva un significato preciso: siamo partiti, l’avventura è cominciata. Pochi istanti, accompagnati dai canti elfici in sottofondo, e una voce di donna inizia a parlare. E’ quasi un sussurro, eppure il tono è potente e autorevole. L’idea era di dare l’impressione di una voce senza tempo, effetto senza dubbio ottenuto. In questo è stato geniale iniziare con una frase incomprensibile: I amar prestar aen. Lo spettatore si sporge di qualche grado sulla sedia, cercando di sentire meglio, quando, con un tono leggermente più alto, la stessa frase è pronunciata nella lingua degli Uomini: Il mondo è cambiato. Il primo grande omaggio a Tolkien, che con ogni probabilità ha riempito all’istante il cuore di tutti gli appassionati. Il film iniziato in lingua originale! E la lingua originale, ovviamente, è quella elfica.”
Allora: volete scoprire a quale sogno appartenete? Leggete il libro: forse scoprirete di appartenere ad entrambi.

Giovanna Vizzaccaro