Molto più di una mera trasposizione cinematografica dei due racconti di Lewis Carroll sulle avventure di Alice nel paese delle meraviglie, l’ultimo film di Tim Burton (Edward Mani di Forbice, Batman, La Fabbrica di Cioccolato) prodotto da Disney si presenta come un ulteriore capitolo degli incontri stravaganti del personaggio creato dallo scrittore inglese nella seconda metà dell’Ottocento.
Alice in Wonderland spiazza e confonde, ma solo per pochi istanti, giusto il tempo di seguire Alice (Mia Wasikowska), diciannovenne (questa la prima grande novità), lungo un’interminabile caduta nella tana del Bianconiglio. Il film è insieme la ripresa e la prosecuzione del viaggio di Alice nel Sottomondo, ma diversamente dal racconto di Carroll dove la piccola incontrava alla rinfusa personaggi bizzarri, nella versione di Burton l’adolescente di nobili origini deve affrontare il temutissimo mostro alato Ciciarampa nel giorno Gioiglorioso come le è stato predetto dall’oracolo di Sottomondo.
L’inizio dell’avventura è preceduto da un breve prologo che racconta l’infanzia di Alice nell’Inghilterra vittoriana di fine Ottocento. Improvvisamente la ritroviamo a tredici anni di distanza, in età da marito secondo le regole sociali del tempo. Alla notizia del fidanzamento ufficiale la ragazza si rifugia nel Sottomondo che, a differenza della versione animata del 1951, rispecchia l’animo dark di Burton e rappresenta il contesto del suo viaggio di formazione alla ricerca (interiore?) di se stessa. “Chi sei tu?” è la domanda che le ripete il saggio Brucaliffo e riecheggia in contrappunto nell’eco del coro dei brani musicali composti da Danny Elfman (Milk, Nightmare Before Christmas). Per comprendere quanta ‘moltezza’ c’è in lei, Alice deve affrontare la perfida Regina di Cuori (Helena Bonham Carter) dalla testa estremamente grande e che, per paura di sentirsi inferiore rispetto alla splendida sorella, la Regina Bianca (Anne Hathaway), ammette tra i suoi cortigiani solo persone con deformazioni fisiche e usa la forza per farsi rispettare: il suo motto, infatti, non è cambiato e rimane sempre quello di ‘tagliare la testa’ ai dissidenti.
I freak sono una costante del cinema di Burton, che in quest’occasione unisce alla categoria del diverso anche quella della pazzia incarnata dallo splendido Cappellaio Matto (Johnny Depp), fido scudiero di Alice e vaga figura paterna. In suo aiuto accorrono anche il pavido Bianconiglio, il folle Leprotto Marzolino, lo svitato Stregatto, i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco e la topolina Pally.
A differenza degli universi fantasiosi e immaginifici della cinematografia recente, ricordiamo ad esempio Parnassus – L’Uomo che voleva ingannare il Diavolo di Terry Gilliam o la terra di mezzo in cui vive lo spirito di Susie Salmon, la protagonista di Amabili Resti di Peter Jackson, il vero ambiente affine a quello di Alice si trova in Coraline e la Porta Magica di Henry Selick, che propone una rilettura morale del Paese delle Meraviglie attraverso un mondo che è la copia ingannevole di quello reale.
Il 3D mostra tutta la sua efficacia quando è funzionale all’azione, si veda ad esempio la scena inquietante della caduta di Alice nella tana del Bianconiglio che provoca un senso reale di vertigine (ricordando la scena iniziale di La Donna che visse Due Volte con il salto nel vuoto di James Stuart: scommettiamo che Hitchcock sarebbe stato invidioso del potenziale a disposizione di Burton!); una ricerca al limite della profondità di campo che forse in certi casi è usata come semplice (e inutile) virtuosismo. Unica grossa nota di demerito risiede nel doppiaggio italiano, che appiattisce i personaggi per eccesso di superficialità nelle caratterizzazioni vocali degli animali parlanti.
Il film coglie nel segno, soprattutto grazie a una rilettura densa di significato, non solo piacere e meraviglia per gli occhi. Si aggiunge poi una suggestiva visione ‘femminista’ del mondo: Alice, infatti, non è unicamente l’eroina di Sottomondo, una sorta di Giovanna d’Arco con spada e armatura, ma anche la regina del (suo) mondo reale, che dopo aver rinunciato al matrimonio sceglie di proseguire l’attività del padre e propone di estendere gli interessi commerciali dell’azienda anche in Oriente, proiettandola verso un nuovo mondo, sicuramente meraviglioso!
Voto 7/10
Letizia Geron