Quando una tag-line è il punto di forza di un film, accompagnata nel trailer di lancio da un ritmo e una colonna sonora (la bellissima canzone dei Placebo Running Up That Hill) che non si ritrovano nella durata dell’intera pellicola, proprio come accade con Daybreakers, la recensione diventa un compito arduo, soprattutto a causa delle aspettative deluse degli spettatori amanti di vampiri, ma non solo.
Le idee dietro Dayreakers, dobbiamo ammetterlo e ammirarlo, sono tante e tutte molto accativanti: un mondo popolato solo da vampiri, dove gli umani vengono cacciati (lo Zio Sam ti chiede di unirti all’esercito dei vampiri per la salvezza della specie) e utilizzati come riserve di sangue. Per chi non vuole uccidere o alimentare un’economia basata sull’assassinio, la scelta è quella di trasformarsi in una sorta di vampiro primordiale e pericoloso, destinato a vivere nelle fogne o a essere esposto alla luce del sole dall’autorità riconosciuta. Cosa succede, però, se non ci sono più esseri umani da ‘bere’? Ecco che entra in gioco l’ematologo Edward Dalton (impersonato dal sempre bravo ma un po’ smarrito Ethan Hawke), incaricato di trovare un sostituto del sangue umano per la gente comune, mentre i ricchi e potenti acquisteranno a peso d’oro le ultime gocce di DNA al 100% biologico.
Edward, però, è un vampiro al di fuori del comune: l’unico, sembra, a rendersi conto che l’estinzione della specie umana è di per sé un evento catastrofico, indipendentemente dalla capacità della stessa di nutrire o meno la popolazione dai canini appuntiti. Si unisce così, un po’ (forse troppo!) per caso a una banda di umani fuggitivi alla ricerca della salvezza e di un modo per applicare su larga scala una cura per far regredire il ‘vampirismo’ e riportare il mondo all’umanità, già sperimentata da Elvis (Willem Dafoe).
Le idee, dicevamo, ci sono tutte, peccato che, al di là di qualche scena particolarmente ispirata, vengano trattate in modo talmente maldestro da ridurre Daybreakers a un film di serie B. Hawke è il protagonista del film, incredibilmente bravo a resistere al sapore del sangue, intrepido e pronto ad abbandonare la super-forza e l’immortalità per vivere in un mondo di vampiri assetati; e, fin qui, potremmo anche starci. Ma Claudia Karvan nei panni della coprotagonista Audrey ha lo spessore di un filo interdentale: completamente inespressiva, forse i fratelli Spierig sperano che il pubblico maschile si appassioni a lei solo per un’occhiatina alla sua prima di reggiseno intravista attraverso una canottiera inesistente. Ma un’occhiata non basta, come insegna True Blood, e qui un pizzico di erotismo in più non sarebbe di certo guastato.
Gli sceneggiatori e registi, dopo aver messo qualche battuta a effetto in bocca all’intramontabile Dafoe, lasciano ogni (minima) battuta al caso, dove parole come ‘cura’ e ’specie umana’ costituiscono praticamente metà dello script. Poco altro c’è da aggiungere, se non i minimi pregi del film: un inizio accattivante e drammatico, che faceva sperare qualcosa di più nei novanta minuti successivi; due o tre spaventi veri, che però non sono affatto legati alla trama del film, ma solo dettati dall’effetto ‘calma prima della tempesta’; qualche scena splatter di smembramento a morsi di romeriana memoria.
Da parte nostra, non siamo certi a chi sia rivolta la pellicola degli Spierig: gli appassionati di ammazzavampiri & co. lo disconosceranno senza remore, i twilighter non ci troveranno niente di romantico e poetico, i fan di Sookie forse non sopporteranno un film tutto azione e niente sesso. Insomma, Daybreakers poteva essere un’ottima opera cinematografica se, alla regia e sceneggiatura, ci fosse stato qualcun altro. Così, invece, è solo un aborto di una storia epica e grandiosa, che chi si accontenta di poco potrà anche trovare accettabilmente gradevole.
Voto 5/10
Eliana Bentivegna