Baciami ancora: la recensione

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Osservando la filmografia di Gabriele Muccino non si può fare a meno di notare un certo messaggio subliminale dettato dai titoli, veri ipertesti simbolici che rimandano non solo alle storie narrate, a quei protagonisti che rivivono dentro di noi, ma anche al vissuto del regista, ossia, ai suoi moti più profondi. Se con “Ecco fatto”, il suo esordito cinematografico del 1998, aveva rivendicato la sua esistenza di regista al grande pubblico, in seguito, è con l’incoraggiante “Come te nessuno mai” che instaura un velato dialogo a più ‘riprese’, passando per “Ricordat(ev)i di me” fino a “La ricerca della felicità” (alias l’affermazione professionale in campo inter-nazionale), verso quella tanto agognata ’settima arte’; un cenno numerologico che ricorre nel successivo film del 2008, ovvero, “Sette anime”. Baciami ancora, al contrario, rappresenta indirettamente la personale sfida di Gabriele nei confronti di uno dei titoli più riusciti della propria produzione: L’ultimo Bacio, il film sulle problematiche vicende di un gruppo di giovani sull’orlo dei trenta.

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Nato dall’idea di ritrovare i protagonisti del fortunatissimo titolo del 2001, a quasi dieci anni di distanza, il regista ripercorre questo viaggio indietro nel tempo per scoprire fin dove la vita ha condotto i suoi personaggi, tra successi e sconfitte, animato dalla curiosità e dall’attenzione che si prova nei confronti di un vecchio amico o di un parente del quale si erano perse accidentalmente le tracce. Cresciuti ed ormai quasi tutti quarantenni, essi continuano a vivere ‘realmente’ la vita che hanno inevitabilmente scelto. Carlo (Stefano Accorsi) dopo numerose esperienze di coppia, torna a mettere in discussione uno stile di vita adagiato sull’amore incondizionato di altri che, come Anna (Francesca Valtorta), si stringono a lui, ma verso i quali l’infelice Carlo non prova alcuna passione. È lui ad accorgersi per primo che “nella mancanza di cura delle cose più piccole si commettono gli errori più grandi” e a ricercare il contatto con Giulia, l’ex moglie interpretata stavolta da Vittoria Puccini, l’attrice nota per la fiction “Elisa di Rivombrosa”.

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Marco (Pierfrancesco Favino) soffre dell’infelicità riflessa della moglie cui non è riuscito a dare un figlio e compensa la mancanza di dialogo con la sua maschilità ossessiva, avviandosi consapevolmente verso la fine del matrimonio. Paolo (Claudio Santamaria) è il più autodistruttivo fra i personaggi, poiché tormentato dai sensi di colpa per essersi innamorato di Livia (Sabrina Impacciatore), moglie del suo migliore amico. Non riesce a costruirsi una vita normale ed i suoi giorni sono costellati da alti e bassi, pieni e vuoti. Adriano (Giorgio Pasotti) è forse il personaggio che parte più svantaggiato, messo a dura prova da anni di vagabondaggio e reclusione, ma al contempo è anche colui che manifesta una straordinaria voglia di rivalsa nei confronti della vita, cercando di ricominciare tutto daccapo, a partire dal rapporto col dimenticato figlio Matteo. Un’impresa non facile che lo porterà a incrociare una donna decisiva per il suo cambiamento, Adele (Valeria Bruni Tedeschi). Alberto, invece, è l’unico che sembra non accontentarsi, intenzionato a riprendere l’idea di viaggio verso una meta lontana dalle comodità borghesi e da una vita convenzionale, ma per farlo dovrebbe rinunciare a mettere radici, tagliando ogni affetto ed amicizia. Una scelta difficile.

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Sicuramente meno cinica e disillusa del precedente ‘Ultimo bacio’, la pellicola rappresenta gli errori commessi per impulsività o per mancanza di maturità che ritornano a distanza di anni come un boomerang. Ma è soprattutto un film d’amore, sul senso della vita e sulle possibilità che la stessa ci offre, ricordandoci che: “La vita non dà sempre le cose come noi le vogliamo, ma l’importante è che ce le dia”. È interessante, poi, vedere alcune mutazioni da parte di personaggi quali l’Accorsi che da inguaribile amante diviene un padre esemplare o di un Pasotti pressoché irriconoscibile. Un formidabile Favino, al limite del tragicomico, vale, invece, da solo il prezzo del biglietto. Come in passato l’immancabile Paolo Buonvino firma un’ottima colonna sonora che si allontana stavolta dal precedente mondo orchestrale per approdare a sonorità più elettriche. Per il compositore nativo di Scordia questa non è altro che la conferma di una lunga collaborazione iniziata con il regista, proprio nel lontano 1998, l’anno di Ecco fatto. A suggellare tutto queste “montagne russe” di emozioni è, però, il brano realizzato appositamente da Jovanotti che richiama e condensa con semplice dolcezza l’atmosfera di tutto il film, “Baciami ancora”.

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Voto: 7/10

G. M. Ireneo Alessi