The A-Team, ridiamoci su

Bradley Cooper, Quinton Jackson, Sharlto Copley, Liam Neeson

La domanda che inevitabilmente sorgeva spontanea andando a vedere The A-Team è: quanto avranno esagerato? Sinceramente speravamo molto e le nostre attese non sono state vanificate. La pellicola diretta da Joe Carnhan (Smokin’ Aces) partiva bene di suo, grazie al successo del telefilm degli anni Ottanta a cui è ispirata, buoni interpreti e una massiccia dose di azione ed effetti speciali spettacolari hanno fatto il resto. Certamente non ci si poteva aspettare un film drammaticamente intenso ed emozionante, ma se si è alla ricerca di esplosioni, battute a effetto e machismo esasperato, questo è decisamente il film che fa per voi. Detto questo, si deve aggiungere che il tentativo di trasportare i quattro componenti dell’A-Team in un contesto più contemporaneo ha recato qualche danno alla scanzonata semplicità del telefilm originale. La parziale ambientazione nell’Iraq della smobilitazione statunitense non era affatto necessaria, così come superflui e a tratti eccessivi sono risultati essere alcuni atteggiamenti ultra patriottici del leder Hannibal Smith, troppo preoccupato dell’onore dei suoi uomini per risultare simpatico come ce lo ricordavamo.

Liam Neeson e Bradley Cooper

A tutti coloro che sono troppo giovani per ricordare il telefilm (gli altri non possono non averlo visto) ricordiamo che The A-Team racconta le avventure di quattro agenti segreti delle forze speciali, il Colonnello Hannibal Smith (Liam Neeson) che è il capo e lo stratega del gruppo, Templeton “Sberla” Peck (Bradley Cooper) braccio destro imbroglione e donnaiolo, P.E. Baracus (Quinton “Rampage” Jackson) l’autista iracondo con l’animo distruttivo e H.M. Murdock (Sharlto Copley) il folle pilota di elicotteri, che dopo essere stati condannati ingiustamente ed espulsi dall’esercito, decidono di diventare soldati di ventura e aiutare chiunque combatta per una buona causa e riesca a ingaggiarli. Si potrebbe dire che nelle due ore del film (un po’ tantine a dire il vero) siano presenti tre distinti episodi dell’A-Team originale; il primo racconta come i quattro si sono conosciuti e presenta le loro personalità, il secondo ci mostra come sono stati incastrati e il terzo come, dopo essere evasi dai rispettivi carceri, decidano e riescano a vendicarsi. Per quanto riguarda i primi due “episodi” non c’è nulla da dire, tra i piani di Hannibal, le piacionerie di Sberla e la follia di Murdock, non vi sono passi falsi o storture: è l’A-Team che tutti conosciamo e abbiamo amato. Nel terzo episodio è evidente che si dovevano per forza trovare dei motivi per approfondire la personalità dei personaggi, ma sinceramente lo sconforto di Hannibal, incapace di prevedere le mosse altrui e, soprattutto, la crisi mistica di P. E., ci sono sembrate abbozzate male e superflue. Così come scontate risultano la presa di coscienza di Sberla, capace infine di dominare il suo entusiasmo fanciullesco per creare un piano degno del suo mentore Hannibal, e il fatto che Murdock, in fondo in fondo, non sia poi così pazzo come sembra.

The A-Team in azione

Sarà perché siamo dei nostalgici, ma le personalità dei quattro agenti speciali andavano benissimo così com’erano (tant’è che nel finale tornano a essere tutti come sono sempre stati) e il tentativo di umanizzarli alla classica maniera hollywoodiana ha decisamente appesantito la pellicola. Per fortuna sia Liam Neeson (Schindler’s List) che Sharlto Copley (District 9) sono degli ottimi attori e hanno sorretto l’interpretazione di Bradley Cooper (Una notte da leoni), eccessivamente macchiettistica, e quella totalmente incolore di Quinton Jackson, che tra l’altro non è nemmeno un attore ma un lottatore professionista. Vero è che sostituire il mitico Mr. T. nel ruolo di Baracus era un’ardua impresa, ma siamo sicuri che il casting in questo caso poteva trovare di meglio. Tra le note positive possiamo annoverare la caricatura degli agenti della C.I.A., spassosa e vagamente caustica, e alcune battute veramente azzeccate. Soprattutto le tensioni tra Murdock e P. E., che a causa della follia del pilota sviluppa una fobia per il volo (questa però nell’originale non si era proprio mai vista), producono scambi spassosi e demenziali utili a sdrammatizzare la pellicola, resa a tratti boriosa e retorica dal rapporto Sberla-Hannibal. Comunque, come si diceva prima, se si ha voglia di ridere e rilassarsi per un paio d’ore, un buon film d’azione hollywoodiano è un vero toccasana, e questo ne è un classico esempio. Infatti, se l’avessimo recensito con una risata lunga 3000 battute, non avremmo fatto un torto ne a lui ne a voi.

Pietro Tamaro

Fatal error: Call to undefined function related_posts() in /var/www/vhosts/cinemaevideogiochi.com/httpdocs/wp-content/themes/GrungeMag/single.php on line 40