Il trionfo dei Mercenari

Ci sono film che non nascono per essere criticati, analizzati, passati al setaccio e studiati. Ci sono film che nascono per essere vissuti, col cuore prima che con il cervello. Anche perché il cuore è un muscolo, e quando si parla di muscoli, I Mercenari è un’autorità. Già, proprio lui: I Mercenari, quel The Expendables che ogni cultore di action movie attende messianicamente da mesi, si è finalmente abbattuto sulle nostre sale cinematografiche, con un impatto paragonabile a quello di una bomba atomica. No, di più. A quello di Sylvester “Sly” Stallone, monumento vivente all’azione senza compromessi, ai muscoli d’acciaio, al piombo fumante e all’eroismo. E che Stallone, signore e signori. Che Stallone. Poderoso, imperturbabile, tonico e sufficientemente scolpito (anche dal tempo) per imporsi come icona del genere, il regista e interprete principale di questa summa dell’action appare in forma come non mai. Meglio che nell’ultimo Rocky Balboa, meglio che nell’ultimo John Rambo. In una parola: esplosivo.
Stallone, inoltre, non è solo. Come in una sacra liturgia, il Sommo Sacerdote della Dea Dinamite e del Dio Bicipite evoca a noi il gotha dei combattenti hollywoodiani, con l’unico incarico di formare il gruppo definitivo di soldati, la milizia mercenaria destinata a seppellire nelle pallottole tutti e tutto, dai Losers all’A-Team.

Nessun prigioniero, nessuna pietà. Nessun fottuto compromesso. Solo carne, acciaio, fuoco e incrollabile volontà. Il Maestro Carmelo Bene disse che il vero artista, il vero genio, non crea capolavori, ma diventa egli stesso un capolavoro. Ebbene, Stallone è il capolavoro che questo The Expendables mette in mostra, un capolavoro che non vale un biglietto del cinema, ma mille biglietti, una finestra sull’Armageddon degli Anni 80 che è al contempo una attualissima rappresentazione dell’arte della guerra, espressa da scene d’azione perfette. Le motivazioni ci sono, la rabbia sale, il nemico è in vista, gli eroi sono schierati. Che esploda la battaglia, che Thor cali il suo martello da guerra per dispensare sanguinaria giustizia, che la resa dei conti abbia finalmente inizio.
The Expendables non  è perfetto? Risposta sbagliata, mio eretico lettore. The Expendables è perfetto, perfettamente se stesso, perfettamente riuscito, perfetto allineamento tra sein e sollen, essere e dover essere. I Mercenari è un capolavoro perché è ciò che doveva essere fin dall’origine: origine dei tempi, origine di ogni conflitto, profana celebrazione della sacralità delle Armi, meccaniche o umane che siano. Lo Stallone regista muove con maestria le sue immense pedine, lui che sulla scacchiera ha schierato solo Re: dietro la sua figura, talmente indiscutibile da essere già leggenda, si presenta infatti un cast stellare, tutto valorizzato al meglio.

Jason Statham (Transporter), classe ’72, è l’esperto di lame, nonché vicecapo del gruppo. È tutto sommato un sentimentale. Sua la scena insieme a Sly, più di ogni altro. La merita. Quest’uomo è un colosso, vero nuovo action hero del Grande Schermo. Jet Li (Fearless, Hero, The One), classe ’63, non può che essere l’esperto di arti marziali. Il più piccolo di stazza, autoironico ma criptico, sottilmente inquietante, porta il profumo d’Oriente in un pur necessario tripudio all’Ovest. Dolph Lundgren (Ivan Drago di Rocky IV), classe ’57, è un pazzo sanguinario. Troppe guerre, troppi morti addosso, troppo sangue. Tradimento? Redenzione? Espiazione? Il suo volto parla più della sua voce, i suoi stivali più del suo copione. Maestoso. Un gigante. Randy Couture (campione di UFC, la lotta più violenta al mondo), classe ’63, picchiatore e ‘demolitore’. Ogni muscolo del suo corpo gli fa da agente, portavoce e guru. Picchia come un fabbro, esalta e convince. Terry Crews (ex campione di football americano), classe ’68, ideologo del fucile d’assalto. La conta dei colpi al secondo scandisce i tempi della sua vita. Dove passa lui, tutto si distrugge. Memorabile. Infine Sylvester Stallone (Rocky, Rambo, Cobra), classe ’46, King of the Hill e Last Man Standing. Eroe, deus ex machina e macchina da guerra. Non una mossa falsa, non una battuta sbagliata, non uno sguardo di troppo. È la quintessenza dell’azione, il profeta della devastazione, l’araldo di un heroic movie tristemente perdutosi tra squallidi adolescenti imberbi ed efebici.

Come se non bastasse, Stallone allestisce anche una perfetta Trinità del Male, formata dal grande Eric Roberts, classe ’56, un uomo con la crudeltà scolpita nel viso, Steve Austin, classe ’64, wrestler granitico, perfetto nel ruolo di titanica guardia del corpo di Roberts, e David Zayas, dittatore dell’isola dove si svolge il film, combattuto tra (falso?) idealismo e sete di ricchezza. Last but not least, la figlia del generale sudamericano, dittatore di cui sopra. Bella ma non belloccia, idealista, combattiva, oggetto di amore puro, quasi platonico, un tocco femminile non convenzionale, non in linea con ciò che (erroneamente) ci si potrebbe aspettare da questo film, almeno sulla carta. È tutto? “No che non è tutto”, come direbbe Ellen Ripley. C’è Mickey Rourke. Grande, grandissimo, monumentale Mickey Rourke. Classe ’52, ex mercenario nel film, ex pugile nella vita reale, Mickey Rourke fa il tatuatore, ma in realtà anche un po’ il saggio, il filosofo inconsapevole del gruppo. Tira un coltello a un muro, Mickey, ma i suoi sguardi, i suoi silenzi, le sue rughe, narrano mondi, storie e sensazioni che vanno ben oltre i confini delimitati dai ciak di Sly. E quella storia che racconta, io vi avverto, ve la porterete con voi a lungo. Molto a lungo.
Quindi cosa ci state dicendo? Vi chiederete. Tutto e nulla, lettori. O forse una cosa sola: che The Expendables è un capolavoro dell’azione, il Capolavoro, dannazione, e senza neanche scomodare la scena dell’incontro di fronte a Bruce Willis di Sylvester Stallone e il Terminator alla guida dello Stato della California, Sua Maestà Arnold Schwarzenegger. Quella scena non è storica. Quella scena è la Storia. Ma è tutto questo film ad esserlo, ogni fascio di muscoli di ogni dannatissimo eroe schierato in battaglia. E mentre tutto esplode, gli arti si flettono, i cattivi cadono, i ferri eruttano fiamme e i corpi si tendono nello sforzo, per un attimo tutto sparisce, attorno a noi. Per un attimo tutto è eterna perfezione (para)militare. Guerra Eterna. E noi… noi siamo ancora una volta fanciulli. Grazie Sly. Grazie, nostro Eroe.

Marco Accordi Rickards