Nemmeno gli americani, evidentemente, sono più profeti in patria. Se i cinema USA, dissanguati dalla crisi, ormai disperano di arginare la dilagante emorragia di spettatori, e si spopolano come stabilimenti balneari ai primi freddi autunnali, i colossi della celluloide si consolano sgranando gli occhi davanti ai dati (strabilianti) degli incassi totalizzati fuori dalle mura nazionali. Numeri da capogiro, vere e proprie cifre-record, in singolare contraddizione con il “magro” fatturato interno.
A Hollywood, infatti, i tempi di vacche grasse sono finiti. Le sale statunitensi languono e i film “casalinghi” riscuotono sempre meno successo tra un pubblico sempre più tiepido e distratto: i biglietti staccati nei Cinquanta Stati sono ai minimi storici dal lontano 1995. Eppure, guardando all’estero, lo zio Sam sorride e trova il suo riscatto: lo “straniero”, al cinema, va sempre più di moda a stelle e strisce.
Che si tratti di tendenza rafforzata nei decenni o di prepotente ritorno di fiamma, di fatto i circuiti internazionali si stanno rivelando ben più di un’ancora di salvataggio per le major USA in tempi di recessione. Le pellicole, quando escono dal mercato indigeno, tornano a diventare degli autentici Re Mida: nel 2011 gli incassi internazionali dei lungometraggi americani hanno clamorosamente toccato il loro picco storico, puntellando peraltro un record strepitoso già stabilito dodici mesi prima. Nonostante la sfilza interminabile e criticatissima di remake di ogni genere ed epoca. Nonostante la tanto denunciata e criminalizzata omologazione qualitativa verso il basso. Nonostante tutto.
Secondo l’Hollywood Reporter carta canta: le sei principali case di produzione nell’anno solare che si sta chiudendo hanno messo insieme qualcosa come 13,6 miliardi di dollari incassati fuori dai confini degli States. Una cifra mostruosa e un insperato miglioramento del 7% rispetto al dato già sensazionale fatto registrare nel 2010, che aveva fissato in 12,7 miliardi di dollari un record formidabile e, all’apparenza, difficilmente eguagliabile. Gli stessi 12,7 miliardi del 2010 rappresentavano infatti a loro volta un incremento di ben il 20% rispetto al 2009, grazie all’uscita del “cannibale” Avatar.
Secondo le stime preliminari, il titolo che più di tutti quest’anno ha fatto breccia nel mercato internazionale è stato il capitolo conclusivo della saga del maghetto occhialuto di J.K. Rowling (Harry Potter e i Doni della Morte – parte 2): 953 milioni di dollari. Al secondo posto, con poco più di 800 milioni di dollari, l’attesissimo Pirati dei Caraibi: Oltre i Confini del Mare. A confermare la predilezione, in particolare europea e sudamericana, per i film d’azione e d’avventura ad alto tasso di adrenalina l’ottima terza posizione di Transformers 3, che si attesta sui 771 milioni di dollari portati a casa, la quarta di Kung Fu Panda 2 (500 milioni di dollari) e la quinta di Fast & Furious 5 (419 milioni di euro).
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