Ci sono sequel che escono a pochi mesi di distanza dall’originale, spesso perché parte di trilogie programmate. Alcuni invece sbucano a qualche anno di distanza, complice il successo della pellicola e – spesso – la poca fiducia nei nuovi progetti: cavallo vincente non si cambia, anche se comincia a zoppicare. Altre volte succede che un vecchio film sia considerato abbastanza attuale o comunque di culto da convincere la casa di produzione a darne un seguito. È successo per Star Wars, con esiti apprezzabili, ma anche per l’ inguardabile L’allenatore nel pallone 2, con cui Wall Street: il denaro non dorme mai condivide la distanza dal primo film: circa ventitre anni tra un capitolo e l’altro. Tralasciando Banfi (per la gioia dei lettori di CVG) possiamo intanto notare che il regista è sempre il grande Oliver Stone, cineasta versatile e attento ai temi sociali – anche in veste di documentarista (fu il primo regista americano a intervistare Fidel Castro).
In questo sequel riprende in pieno i temi del primo, fortunato Wall Street, ovvero l’avidità individuale e le relative conseguenze sulla società, le speculazioni finanziarie, la perversa gerarchia di valori dei nostri tempi. Nei panni di Gordon Gekko, come negli anni ‘80, troviamo l’inossidabile Micheael Douglas, evidentemente intenzionato a ricordare al mondo l’Oscar preso con questo ruolo nel 1988 e che era entrato nell’immaginario collettivo come simbolo del rampantismo anni ‘80.
In realtà, la vita dell’attore ha ben poco di ‘yuppie’: dopo aver prodotto un capolavoro come Qualcuno volò sul nido del cuculo, fonda una casa di produzione e finanzia film distanti tra loro come L’uomo della pioggia di Francis Ford Coppola e Face/Off di John Woo, intraprendendo parallelamente una strada umanitaria dalla costanza ammirevole (nel 1998 Kofi Annan, ancora segretario delle Nazioni Unite, lo nomina ‘messaggero della pace’). Non per sminuire il suo impegno, ma chi non sarebbe in pace con il mondo con una moglie come Catherine Zeta-Jones? Nel primo Wall Street c’erano star del calibro di Martin Sheen (Apocalypse Now), il figlio Charlie Sheen (Essere John Malkovich) e la nostra replicante preferita di sempre, ossia Daryl Hannah (Blade runner). Gli attori di questo sequel non sono comunque da meno. Oltre a Douglas, il giovane Shia LaBeouf prosegue la sua scalata verso l’olimpo hollywoodiano (ricordiamo la sua presenza nell’ultimo episodio di Indiana Jones, in entrambi i capitoli di Transformers e nel sottovalutato Io, Robot).
C’è anche l’attivissimo Josh Brolin, di cui abbiamo parlato recentemente per il film Jonah Hex. L’altissimo Frank Langella è un piacere da vedere, soprattutto quando non è sfigurato come in The Box. Infine, oltre all’ormai leggendaria Susan Sarandon (Amabili resti), riappare anche Charlie Sheen sempre nel ruolo di Bud Fox. La cosa interessante, per quanto riguarda la trama, è espressa con chiarezza dalle parole dello stesso Micheal Douglas: “Nel primo film Gordon era al top, ma ora è uscito di prigione dopo 8 anni, ha perso i soldi, suo figlio si è suicidato e sua figlia non gli parla.” Nel trailer la storia appare molto più scanzonata che nelle parole dell’attore: la scena dell’uscita dal carcere, per esempio, ironizza sui cellulari degli anni ‘80, enormi e scomode baracche di plastica. Perciò, in questi tempi di crisi, questo film non sembra essere di quelli capaci di sferrare il colpo finale al vostro umore. Al limite, a giudicare dai prezzi di qualche multisala, darà uno scossone al vostro portafogli. Ma anche se non fosse all’altezza della serata e si rivelasse immensamente peggio del primo episodio, il 15 ottobre potrete dire con orgoglio di aver assistito al crollo di Wall Street.
Gigi Dalle Carbonare
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