Il prossimo 24 settembre 2010 ritorna nelle sale italiane il regista indiano M. Night Shyamalan con L’ultimo dominatore dell’aria (The Last Airbender), film prodotto dalla Paramount. Si tratta dell’adattamento in live action, scritto dallo stesso Shyamalan di Avatar – La leggenda di Aang, serie animata statunitense trasmessa con successo in 61 episodi dall’emittente televisiva Nickelodeon fra il 2005 e il 2008. L’avventuroso fantasy di M. Night Shyamalan ci proietta in un suggestivo universo dove i quattro principali elementi che costituiscono il pianeta, Aria, Acqua, Terra e Fuoco, appartengono a quattro diverse nazioni ognuna controllata da un dominatore. La nazione del Fuoco ha dichiarato una brutale guerra contro le altre per poter prendere il controllo definitivo di tutto il cosmo. L’unica speranza di porre fine a questa tremenda distruzione è Aang (Noah Ringer), un piccolo monaco di dieci anni esperto in arti marziali. Aang scopre di essere l’ultimo dominatore dell’aria, ovvero l’unico superstite della sua stirpe: un Avatar con il prezioso potere di controllare tutti e quattro gli elementi. Sarà così costretto ad abbandonare la sua infanzia per intraprendere un pericoloso viaggio attraverso i regni in guerra con lo scopo di riportarvi pace ed equilibrio. Durante il suo viaggio verrà aiutato da Katara (Nicola Peltz), una giovane dominatrice dell’acqua e da suo fratello Sokka (Jackson Rathbone). Ma a complicare ulteriormente la sua missione interviene il principe Zuko (Dev Patel), l’antieroe esiliato dalla Nazione del Fuoco per volere del padre e in cerca di Aang per riconquistare l’onore perduto e poter fare così ritorno nel suo regno.
Dopo lo strepitoso successo dell’ultimo kolossal firmato James Cameron, si ritorna a parlare di avatar. Ma se l’Avatar di Cameron era un concetto più vicino al mondo videoludico che a quello mistico-religoso, Shyamalan, fedele in questo alle sue origini indiane, riporta il termine avatar al suo nucleo semantico originario: Aang è un’incarnazione divina chiamata al difficile compito di riportare nel mondo la pace e l’equilibrio perduti. E, come tutte le incarnazioni divine che si succedono nei secoli, Aang è chiamato a intervenire in un periodo nefasto e cupo della storia, in un mondo dilaniato da anni di guerre e distruzioni. Eppure, curiosamente, quel senso pervasivo di misticismo e, soprattutto, di necessario intervento per portare equilibrio nel mondo e fermare l’egoismo dell’uomo, era fortemente presente, seppure in chiave laica, anche nell’Avatar di James Cameron. Il piccolo Aang incarna in fondo lo spirito del pianeta e proprio per questo è in grado di far vivere in pace e armonia i quattro elementi: ritorna il sapore dell’empatia e dell’universale connessione dei Na’vi di Pandora. Il ritorno di M. Night Shyamalan si inserisce a pieno titolo nella personalissima cinematografia del regista indiano, amante dei generi promiscui e delle avventure soprannaturali dove la realtà è sempre in qualche modo contaminata da ulteriori dimensioni che valicano in modo inquietante e suggestivo il limite del verosimile. Eppure non si può non trovare in questo suo ultimo impegnativo progetto il sentore di una tendenza attuale, di una precisa interpretazione del nostro tempo: un tempo che sente forte l’esigenza della pace, della quiete, dell’armonia in un universo ormai troppo tartassato dagli egoismi umani per poter resistere ancora a lungo.
La chiave della rinascita? Ancora una volta riscoprire il primordiale e l’elementare dietro tutte le sovrastrutture possibili: empatia con la natura per Cameron, alleanza tra i quattro elementi che la costituiscono per Shyamalan. Le tendenze cavalcate da M. Night Shyamalan non si esauriscono però nelle atmosfere e nei contenuti della storia: L’ultimo dominatore dell’aria è stato riconvertito al 3D in fase di post-produzione. Nonostante le conversioni all’ultimo minuto non promettano mai bene, il film si dovrebbe prestare particolarmente, date le premesse, alla visione stereoscopica, capace di farci letteralmente entrare – saccheggiando la tagline di Avatar – in una nuova dimensione. Abbandonando quella sorta di intimismo che ha da sempre caratterizzato i suoi lavori, Shyamalan firma un kolossal, la cui spettacolarità promette di non rimanere un caso isolato: L’ultimo dominatore dell’aria intende essere il primo capitolo di una trilogia dedicata alla lotta di Aang contro le forze malvagie, in nome della propria sopravvivenza e di quella del mondo intero. Ironia della sorte, il kolossal di M. Night Shyamalan potrebbe rappresentare anche per il regista stesso un’importante occasione di riscatto e di ritorno alle origini: riscatto dagli ultimi flop cinematografici di E venne il giorno e Lady in the Water, e ritorno ai grandi successi commerciali de Il sesto senso, Unbreakable – Il predestinato e Signs. Del resto, in chiave religiosa o laica, l’ipotesi di un salvatore del mondo ha sempre il suo fascino.
Ilaria Colla
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