Et maintenant, on va où? Le donne ci salveranno?

La bella e femmina libanese Nadine Labaki riesce nuovamente ad attirare l’attenzione cinematografica su di sé e la vena autoriale di cui è dotata. Dopo il brillante (e almodovariano, per certi versi) Caramel (2006), suo primo lungometraggio presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, nel quale già dimostrava di padroneggiare egregiamente l’universo femminile, attraverso il tratteggio reso, intrecciato tra modernità e pregiudizio (quest’ultimo a Beirut  decisamente più marcato), capace di infondere quell’universalizzazione di condizione, sempre e comunque ‘subordinata’, che accomuna le donne di tutto il mondo, con la sua seconda prova dietro la macchina da presa conferma a pieno la propria identità artistica. In Et maintenant, on va où? (Ora dove si va?), che sarà distribuito in Italia da Eagle Pictures a partire dal 20 gennaio 2012, l’energia, la fantasia, la sensibilità e la civetteria femminili sono legate a fil doppio con il conflitto religioso tra Cristiani e Musulmani, focalizzato e narrato dentro un piccolo-sperduto paesino dell’entroterra libanese.

E come in Caramel la leggerezza permeava e riempiva una sostanza tutt’altro che superficiale, il tono da commedia musicale, che accompagna la narrazione e lo sguardo offertoci in questo nuovo lavoro, tiene sempre a galla la drammaticità di un conflitto che attanaglia e il Libano e tutto il Medioriente. Mentre gli uomini del villaggio si attaccano a qualsiasi quisquiglia per esternare un folle fondamentalismo in nome di una presunta violazione nella fede perpretata dall’altro, Amale (la stessa Nadine Labaki), Takla, Yvonne, Afaf , Saydeh e le altre donne del villaggio proprio non ci stanno: compatte ed unite nel superare le differenze, cercano con ogni espediente di impedire che il pregiudizio maschile sfoci in bruta e cieca violenza, in un luogo in cui i morti sono più numerosi di coloro che restano in vita. Le combattive e tenaci donne ricorrerarro a trappole tanto blasfeme quanto grottesche, prendendo il cd. toro maschile per le corna nell’infierire astutamente sia nella debolezza religiosa (imbastendo un miracolo artificiale che coinvolge la Madonna), che in quella sessuale (assoldando un gruppo di ballerine dell’Est per distrarre e deviare l’aggressività dei propri uomini). Il comico traspare pieno e vivo, incoraggiato da un simbolismo attivo, da una metafora filmica pertinente, sublimata dentro una colonna sonora estetizzante. E’ però pur sempre una comicità fine a se stessa, che decide di non risolversi in una satira tagliente ed aggressiva, neanche nel lavoro sul paradosso, quella che pare emergere (così come era stato in Caramel, certamente meno paradossale ma egualmente-volutamente non propulsiovo) anche in Et maintenant, on va où? Forse un limite, ad una completa maturità cinematografica di Nadine Labaki, che potrebbe pretendere da se stessa un ulteriore salto capace di farla sperimentare su terreni meno ‘accorti’, più sbilanciati.

Il film comunque convince: dopo il battesimo (il secondo) al Festival di Cannes di quest’anno, sempre nella sezione ‘alternativa’ Un Certain Regard, Et maintenant, on va où? ha collezionato il Cadillac People’s Choice Award del Toronto International Film Festival 2011, e ha spopolato al Festival Internazionale del Film Francofono di Namur, lo scorso ottobre, aggiudicandosi il Bayard d’Oro per la miglior interpretazione femminile (andato a tutto il cast), il Premio della giuria junior e il Bayard d’Oro del miglior film, ricevendo sostanziosi finanziamenti per la distribuzione in Belgio e in altri paesi francofoni.

Maria Cera

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